Il Caffè Letterario

Un italiano su due non legge neanche un libro all’anno. Il dato è sconcertante, ma risaputo. Ha infiammato le pagine di quotidiani e riempito ore e ore di programmi televisivi. La conclusione è sempre stata la medesima: siamo un “popolo di poeti, di artisti, di eroi” e dunque, concentrati come siamo sulla nostra produzione, abbiamo poco tempo per occuparci di quella altrui. Fortunatamente c’è ancora chi scommette sui lettori, su quella razza rara eppure preziosissima che crede ancora che valga la pena passare qualche ora in compagnia di Italo Calvino piuttosto che Alberto Moravia, ma anche solo di Federico Moccia o E.L. James (l’autrice di Cinquanta Sfumature di Grigio, e dei suoi sequel). In fondo, nessuna donna che si rispetti non può aver perso la testa da adolescente per Oscar Wilde e nessun ragazzo non può aver provato almeno un brivido leggendo Donne di Charles Bukowski.

Il mio coming out è disastroso: spendo più in acquistare libri che in qualsiasi altra cosa, giustificandomi con quanto Giuseppe Pontiggia diceva: il vero lettore compra un libro perché sa che per lui sarà importante, ma a volte non conosce quando questo accadrà. È successo così che un giorno in cui ero a letto malata ho scoperto i Sillabari di Parise – in una splendida edizione Adelphi acquistata alla stazione prima di un lungo viaggio, trascorso sempre dormendo – e che un giorno mi sono innamorata perdutamente di Irene Brin (leggendone il Galateo, rubato a casa di mia nonna che voleva cestinarlo). Eppure alla lettura bisogna essere in qualche modo iniziati. Un tempo c’era quella figura mitica che va oggi scomparendo e che si chiamava libraio. Il libraio apparteneva a una razza rara: ti sapeva consigliare qualsiasi tipo di libro, conosceva ogni singola novità, aveva letto tutto (o almeno così sembrava). Se volevi leggere un giallo lui te ne proponeva uno che non potevi lasciare fino all’ultima pagina, se invece stavi cercando un libro rosa tornava sorridente con un romanzo che ti avrebbe commosso con l’ultima pagina. Il libraio, insomma, era un rabdomante dei sentimenti più che un ragioniere o un commerciale come pare adesso. Era uno che i libri li amava e te li sapeva consigliare. Era uno di provincia, almeno nell’immaginario collettivo.

Nella mia adolescenza ho conosciuto tanti librai lucchesi, eppure adesso non ne ritrovo nessuno (tranne forse uno, che però è di Livorno). E poi nella nostra città i librai indipendenti si contano sulle dita di una mano, perché il franchising purtroppo la fa da padrona con Mondadori e Ubik, per non parlare della concorrenza spietata di Amazon dove tutti acquistiamo in nome della praticità. Fortunatamente questa mattina in Via Regina Margherita, fra la stazione e Porta San Pietro, si inaugura qualcosa che mancava. Lo si fa con una giornata di colazioni e aperitivi gratuiti suggeriti da romanzi e saggi. Si tratta del Caffè Letterario, la proprietaria è Talitha Ciancarella, che ha 28 anni e viene da una famiglia di librai (il padre è lo storico proprietario di Lucca Libri, chiuso qualche mese fa in Corso Garibaldi). Si tratta di un locale con un bel parquet chiaro e grandi vetrate dalle quali troneggiano gigantesche tazze in ceramica Illy e una sequenza di scaffali, su cui allegramente i classici della cultura internazionale convivono con ricettari della tradizione gastronomica lucchese. Per i curiosi – anche se le novità in cantiere sono a bizzeffe – vi anticipo che c’è la farmacia letteraria (esiste qualcosa che può curare meglio l’anima di un libro?), la possibilità di acquistare ebook che verranno poi inviati via email (“Così i lettori possono prima vedere se sono davvero interessati al libro” spiega Talitha), acquistare libri o caffè sospesi secondo la gloriosa tradizione napoletana. C’è anche la garanzia che si entra in una libreria oasi di bibliodiversità! “Vogliamo – sottolinea Talitha – riportare la libreria al centro di di un discorso culturale e non solo. Lo faremo facendo presentazioni, incontri, ma anche facendo respirare a chi verrà a prendere un cappuccino, un insalata o un carpaccio, a chi verrà a fare un aperitivo, la vita e la magia che un libro nasconde”. Ed effettivamente ti viene voglia di sprofondare su un divano, e cominciare a leggere, leggere, leggere sorseggiando un caffè o mangiando un panino (“tutti i prodotti sono locali: dal pane, che è di un forno locale, ai salumi. Anche i menù, che sono opera di Zona Franca” continua Talitha). Ma anche chiacchierare, prende un caffè, mangiare, addirittura scrivere. In fondo, si sa: gli italiani più che lettori, (purtroppo) sono un popolo di scrittori.

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