Una Panda Azzurra

Perdersi per seguire

Trani e’ un porto, due barche, qualche turista e dei bar dagli ombrelloni bianchi aperti a far ombra sulla camminata lungo il mare, mentre il sole di settembre brucia al pari di quello d’agosto. 
Il vento s’intrufola fra i vicoli, ma non fa rumore; Barletta con lo stadio che tifa Foggia e’ lontano da questo pezzo di Puglia da cartolina che non m’appartiene. Non ci sono macchine in doppia fila, pomodori appesi e neppure stilli. E’ una giornata per sordi, e’ una domenica per pigri.
Le strade sono sempre le solite, hanno il profilo del paese e i colori del benessere; i ristoranti sono chiusi e le quattro del pomeriggio fanno fatica a diventare le cinque; mentre attraverso la città per le strade, con trionfi di manifesti in plastica che ricordano manifestazioni rilevanti, dialoghi di Trani al pari del mercatino rionale, intravedo una Panda azzurra che mi sfreccia accanto. 
La strada e’ deserta, i parcheggi sono trasparenti e liquidi per questa ritrovata estate, e io, anche se non l’ho mai fatto, decido di seguire questa macchina dal colore improbabile, guidata da una figura invisibile. Il serbatoio e’ pieno e inseguo, senza pensare, dietro i viali alberati fatti di cemento con buche e palazzi dai colori sbiaditi, lungo strade dai nomi di fiori, e poi avanti, più veloce, sempre a qualche metro di timida distanza, con l’aria condizionata negli occhi e un nuovo cd inaspettato,  Dei Cani – Non voglio che Clara, dal ritmo così particolare da diventare ossigeno, dentro le orecchie. 
La musica si allunga come rumore del mare, mentre la Panda avanza, e io sempre dietro lei, nella periferia residenziale di Trani, sul porto, oltre la zona pedonale e quella brutta, sporca e umana, delle botteghe e delle industrie dalle insegne anni Ottanta. E poi sul mare, lungo una stradina stretta e piccola, che costeggia la spiaggia più bella, quella fatta di scogli e conchiglie, del mare che si intravede e poi occupa tutto; non resta all’orizzonte più niente. 
Quando mi trovo davanti a una roccia, e oltre il nulla, solo una striscia sottile di mare e altri campi, canne piegate dal vento e silenzio, mi rendo conto di essermi persa.
L’orologio segna le cinque. Allo stadio il Foggia ha già vinto.
Abbasso il finestrino e l’odore di sale s’avanza fra i sedili scuri. Sono felice. E, a volte succede così. Per smarrirsi basta seguire qualcuno fino a dimenticare ogni cosa, fino a ritrovare solo i propri pensieri.   

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