Morti

Le leggende esistono. Hanno lo spessore dei libri che le contengono, la solidità delle parole che le ripetono e la grazia cangiante delle bugie. Negli scacchi esistono le maledizioni, le morti accidentiali, e Morphy.

Una lunga scia di oblio accomuna le tombe di grandi scacchisti. Si ricorda cosa hanno giocato, che cosa hanno vinto (o perso), e si dimentica come sono morti.

Il prolifico Staunton fu colpito da un infarto mentre stava scrivendo un libro di scacchi nel 1874, stessa sorte toccò a Zukertort mentre, però, stava giocando in un caffè di Londra nel 1888. Paulsen si spense, invece, a causa del diabete nel 1891. Le fotografie di allora sono troppo sbiadite e rare per rivelare delle interessanti verità.

Negli anni trenta numerose furono le illustri vittime dell’inesperienza medica: il grande Nimzovich morì di polmonite nel 1935,  Colle nel 1932 dopo un’operazione per un’ulcera gastrica e Grigoriev per le conseguenze di un’appendicite nel 1938.

Se nel 1942 Capablanca morì dopo aver guardato una partita di bowling al Manhattan Chess Club – posto sinistro e splendido, dove si respira aria di storia e capita di imbattersi in uomini anziani, che parlano un inglese da emigrati e giocano Est-Indiane bendati – meglio non andò ad Alekhine che quattro anni dopo morì per soffocamento a causa di un boccone di carne. Neppure per Bogoljubov nel 1952 la sorte fu migliore: venne colpito da un infarto appena terminata una esibizione in simultanea. Il risultato dello scontro, però, non è dato saperlo.

Nel 1975 Keres fu colpito da infarto mentre tornava a casa dopo un torneo, ma il più sfortunato fu forse Nicolas Rossolimo che nel 1975, lui che di teste ne aveva rotte tante, precipitò dalle scale e si spaccò il cranio.

Diversa è la storia del grandissimo, e da me amato moltissimo, Paul Morphy. La leggenda vuole che nel 1884, il 10 luglio, fosse trovato a soli 46 anni morto nella sua vasca, dove stava facendo un bagno gelido. L’autopsia rivelò che fu colpa di un infarto: il bagno ghiacciato, dopo la lunga e consueta passeggiata mattutina, questa volta lo aveva ucciso. E’ strano però che Morphy, la cui ossessione per i ritmi scanditi della giornata, la ricerca della perenne perfezione del tempo, e della scacchiera, fosse incappato in una così grossolana leggerezza: il bagno, e lui lo sapeva bene, lo faceva sempre prima di uscire a mezzogiorno e alla sera, per essere profumato una volta arrivato all’Opera.

Chissà che direbbe, adesso, se scoprisse che la sua amata casa, nella cui veranda amava passeggiare recitando motti francesi, fu venduta dalla famiglia nel 1891. Ora è solo un famoso ristorante di New Orleans che serve carne al sangue.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...