Bufalotta, alla periferia della crisi

Considerare i centro commerciali tutti uguali è un errore contemporaneo. I centro commerciali sono tutti diversi: “diverse le persone/ che passeggiano con buste colorate sotto il braccio/ guardano vetrine tutte uguali/ e non hanno l’aria di annoiarsi affatto”.
Venerdì pomeriggio ho trascorso una buona parte del mio pomeriggio in un bel centro commerciale alla periferia di Roma Nord dal nome evocativo: Bufalotta. Si tratta di un agglomerato di palazzotti grigi tappezzati da giganteschi manifesti colorati che annunciano saldi, sconti, riduzioni del 75%, imminenti chiusure e riaperture – non necessariamente in questo ordine.
Alle 17.30 il centro commerciale brulicava facce. Quelle brufolose degli adolescenti che passeggiavano facendo un gran baccano, uno accanto all’altro, a costruire file lunghe tutto il corridoio. Ma la scuola? mi sono detta, e poi ho capito che per il giorno dopo avrebbero fatto come fanno tutti gli adolescenti del mondo: l’avrebbero bigiata.
Donne sui 35 anni con capelli legati in frettolose code, ciocche di capelli che svolazzavano un po’ a destra e un po’ a sinistra, passeggiavano preoccupate; alcune guardando le vetrine dei negozi a basso costo, altre osservando dubbiose l’orologio, altre ancora strillando dietro bambini biondi, con gli occhi grandi e verdi. E poi una vecchia con sulla testa una bandana grigia, la nipote di sette anni con le codine e i pantaloni della tuta rosa che sbucano dal gilè nero, una donna obesa, con un marsupio: sedute su una panchina, davanti al MacDonald’s, mangiano un pezzo di pizza da un vassoio di cartoncino spesso. E’ la pizza di @lice, davanti cui si affollano frotte di espressioni stanche. Le tre ragazze al bancone hanno i capelli raccolti dentro un cappellino e sono indaffarate: spiegano i ripieni delle pizze farcite, battono gli scontrini, sedano una discussione su chi c’era prima fra una sessantenne rumena e un borgataro adolescente. La spunta il ragazzo con i pantaloni bassi che prende un pezzo di pizza margherita e una Coca-Cola. Paga con cinque euro il conto di sei e quando la ragazza, una biondina con lo sguardo spaesato, gli fa notare che manca un euro, lui, con la bocca piena allarga le braccia. “Ce dovevi pensa’ prima” dice, e se ne va.

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