Una cronaca (abortita)

FOGGIA – Hanno cappellini e sciarpe rosse e nere. Fischiano, battono le mani, scattano in piedi appena viene negato un rigore o l’arbitro Pasqua fischia un fuori gioco poco chiaro. Sono le donne del Foggia. Non si distraggono neppure quando i figli, che spesso tengono in braccio, sbraitano, vogliono alzarsi, reclamano attenzioni. Il loro sguardo, incorniciato nel kajal nero, è sempre verso il campo. Alcune accompagnano i mariti o i fidanzati, altre stanno in disparte radunate in gruppetti di due o tre in tribuna, altre ancora si confondono nella curva Sud dove raggiungono a stento poche decine. Per riconoscerle, nel marasma di bandiere e striscioni, basta guardare l’abbigliamento: indossano giacche rosa, piumini bianchi, hanno i capelli nascosti dentro foulard. Perfino nel palazzo di mattoni rossi alle spalle della gradinata, sui balconi e sul tetto ingombro di antenne televisive e parabole, ci sono delle ragazze. Reggono una bandiera a scacchi nera e rossa, saltano al ritmo dei cori e non entrano in casa neppure durante l’intervallo.
Oggi tutta Foggia è qui, dentro lo stadio comunale Zaccheria, fra la palla che slitta tra i piedi di Insigne e si fa mettere dentro da Sau. E proprio mentre il pallone corre fra i giocatori del Foggia, rincorsa a perdifiato da quelli del Benevento che si fanno vedere solo nella prima parte del primo tempo con il goal di D’Anna (al 13′) e negli ultimi minuti del secondo nel tentativo di un disperato recupero, Zeman resta impassibile. E’ sempre in piedi, accanto alla panchina, con la tuta nera dai dettagli rossi d’ordinanza. Ogni tanto agita le mani, scrolla il capo, incita i suoi ragazzi. Loro vengono dalla Polinia, come il biondo ed elegante Salamon o dalla Sardegna, come il fuoriclasse Marco Sau. Hanno appena vent’anni eppure meritano già delle fan, teenager con le felpe nere su cui è disegnato Lupin, che li salutano come fossero degli attori o, più semplicemente, dei calciatori già famosi. Ragazze come Caterina e Simona che sono in tribuna con il padre, e hanno dodici e tredici anni. “La passione per il calcio – spiega la più grande – ce l’ha attaccata proprio papà. Ci portava allo stadio da bambine, perfino in trasferta”. Da allora le cose sono cambiate, loro sono cresciute, ma continuano a trovarsi a proprio agio fra i compagni di gradinata con cui due domeniche al mese condividono il pomeriggio. La mamma resta a casa, ma poco importa. La rivedranno al ritorno.
Adesso l’attenzione è tutta per il campo, e anche le altre donne non si distraggono. Al 35′, quando il portiere del Foggia Santarelli si allunga e respinge la palla evitando la seconda rete del Benevento, c’è un boato. Niente in confronto a quello del 38′ quando Sau segna: lo stadio è un unico grande coro. La partita è finalmente riaperta, si può ricominciare a sperare nella vittoria. Al 56′, quando Sau firma la rete del vantaggio, dalla curva le mani prendono a battere con un unico ritmo, che si allunga alla gradinata e arriva fino alla tribuna. Oltre seimila persone, tanti sono i tifosi del Foggia oggi allo stadio, urlano il loro entusiasmo. E’ una festa dove né i bambini, né le donne sono esclusi. La signora accanto a me, con gli occhiali da sole e la sigaretta sempre accesa, è felice e nervosa. Scuote la testa. “Il calcio di Zeman è così, adesso vinciamo ma fino all’ultimo non è mai detto” commenta, poi snocciola le disattenzioni e le ingenuità che hanno caratterizzato diverse partite, ultima quella di domenica scorsa con la Nocerina. Eppure i ragazzi di Zeman non mollano. Le occasioni sono tante, come il rigore conquistato e poi sprecato da Insigne, ma poco importa che vengano sprecate perché, quando l’arbitro fischia la fine della partita, tutti i dubbi scompaiono: adesso il Foggia è quarto in classifica. Anche le donne riprendono a respirare. I giocatori si tolgono la maglietta, corrono sotto la curva. Dei giovani invadono il campo. Il tempo è quello degli applausi e dei festeggiamenti. La signora accanto a me chiama il figlio, che è rimasto a casa. Strilla di gioia. Poi indica Zeman, il più affascinante uomo in campo, il boemo dagli occhi inespugnabili che non ha mai smesso di lottare neppure quando il calcio gli ha voltato le spalle. Adesso Zeman sorride. Sa di essere una favola, e che le favole piacciono a tutti. Soprattutto se si può sperare in un lieto fine.

28 Novembre 2010, Foggia 2 – Benevento 1

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