Tutto, niente

Il nuovo anno

 

I nuovi anni mi mettono tristezza. 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010. 2011. Sono come le saponette quasi finite, che restano sul bordo del lavandino, non fanno più schiuma ma è un peccato buttarle. Sono come le lettere dei fidanzati delle medie, è imbarazzante pensare d’aver provato qualcosa (qualcosa di spesso indefinibile) per quel ragazzino brutto, con l’apparecchio, gli occhi fuori dalle orbite che adesso fa l’elettricista (cui ripetutamente hai negato l’amicizia su facebook e che non ammetteresti mai, neppure sotto tortura, essere stato il tuo primo batticuore). Sono il cappuccino con il latte scremato che il barista, sbuffando, ti prepara la mattina a colazione e il tappeto persiano dopo la porta di casa. E’ sempre lo stesso, non si rovina e non si impolvera, ma ogni volta che lo calpesti ti dispiace. Potrebbe, un giorno, non essere più lì. E allora che cosa faresti?

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