Contro la crisi? C’è sempre la prostituzione

Scoraggiate, deluse, demotivate. Sono queste le donne italiane raccontate dai nuovi dati Istat sul mercato del lavoro che restituiscono un’immagine impietosa del nostro Paese, dove i protagonisti continuano a essere gli uomini e le donne, ossessionate dalle quote rosa, mentre in Europa e Stati Uniti contribuiscono attivamente alla politica e alla vita sociale, sono messe in secondo piano. Accantonate. Dimenticate.
I dati parlano chiaro: a settembre il tasso di disoccupazione femminile ha raggiunto il 9,7% (contro quella maschile del 7,4%). Quasi dieci donne su cento, pur cercando un lavoro, non riescono a trovarlo. E così, ogni mattina restano a casa e guardano la vita scorrere. Intanto, però, almeno continuano a lottare, a inviare curriculum, a inseguire un impiego. Niente a che vedere con un altro dato mortificante: il 48,9% delle donne italiane è completamente inattivo. Una su due non fa niente. Non lavora, non cerca un impegno neppure part-time, non studia. Galleggia. Non è né occupata, né disoccupata. Il lavoro sommerso, croce del nostro Mezziogiorno che si riscopre sempre più in stallo, non è ovviamente considerato. Donne come le barlettane Tina, Giovanna e Antonella che lavorano chiuse in stanzoni fatiscenti e che rischiano la vita, e a volte la perdono, per 3,90 euro l’ora, non sono prese in esame. Non esistono, come non esistono le ragazze che fanno le pulizie a ore e le badanti. Proprio come non esistono le prostitute. Perché può essere una provocazione, ma in un’Italia che nega alle giovani donne un lavoro e discrimina in base al sesso e non alle competenze, la vendita del proprio corpo è sicuramente l’impiego più redditizio e garantito che il nostro Paese al momento può offrire. Se la crisi tocca tutti i settori, compresi quelli tradizionalmente legati alle donne come l’insegnamento (secondo Education statstics in Italia il 94% dei docenti alle scuole primarie sono donne), il mercato del sesso non conosce momenti bui e solo in Veneto le 600 “postazioni” disseminate per le sette province garantiscono un giro d’affari da 54 milioni di euro l’anno. E così, mentre in Ucraina le femministe di Femen si spogliano contro la prostituzione nel loro paese, facendo sfoggio più di seni nudi che di idee, forse anche in Italia il movimento, considerata la penuria di alternative, dovrebbe pubblicizzare, oggi più che mai, come risposta alla crisi la prostituzione.

Oggi, sul Riformista

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One thought on “Contro la crisi? C’è sempre la prostituzione

  1. “….forse anche in Italia il movimento, considerata la penuria di alternative, dovrebbe pubblicizzare, oggi più che mai, come risposta alla crisi la prostituzione.”

    guarda che Berlusconi potrebbe prenderti in parola…:-).

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