Il figlio delle donne

Sto leggendo un libro molto interessante, Nina e i diritti delle donne. Lo pubblica Nomos, piccola casa editrice romana, e lo firma Cecilia D’Elia con i disegni di Rachele Lo Piano. Tema centrale del libro, di cui spero di scrivere presto, sono ovviamente le donne, con i loro passi avanti e quelli indietro.

Il libro tratta ampiamente anche dell’aborto. Tema centrale del rapporto pubblicato da The Lancet, qui l’abstact inglese, che racconta come il corpo delle donne sia sempre di più vittima dell’aborto negato che comporta conseguenze disastrose, sia fisiche che mentali, nelle donne che più o meno volontariamente vi fanno ricorso.

Nel mondo, dal 2003 al 2008 il tasso globale di abortività è rimasto pressoché uguale (29 aborti per 1000 donne; circa 1 aborto su 5 gravidanze), mentre è aumentata la percentuale di interruzioni volontarie che avvengono fuori dal sistema sanitario: gli aborti clandestini hanno i loro picchi in Africa (97% del totale), in America Latina (95%) e Asia (40%). Impossibile dimenticare che il 49% degli aborti mondiali sono praticati in condizioni poco sicure e salubri, e spesso la donna vede la propria vita messa a rischio per interrompere una gravidanza.

La situazione italiana è certamente diversa, eppure i problemi che l’aborto farmacologico – la Ru486 – ha incontrato nel nostro Paese sono un segnale forte e netto per comprendere la situazione di mortificazione psicologica in cui noi donne viviamo quotidianamente. Non diverso è il discorso per la pillola del giorno dopo (venduta in farmacia a seguito di ricetta medica bianca), benché siano ovvie le differenze di funzione e i conseguenti rischi.

Un paio di giorni fa, ho accompagnato una mia amica che ne aveva bisogno al consultorio: la segretaria, mortificata, si è limitata a un’alzata di spalle perché la dottoressa non c’era. “Viene solo il lunedì e il venerdì” ha spiegato.
“E il martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica?” ho chiesto.
Lei, con il caschetto biondo e l’aria della brava signora, ha scosso le spalle. “Andate al pronto soccorso, anche se ci metterete delle ore: dal pronto soccorso vi devono mandare in ginecologia, e poi siete un codice bianco così vi passano avanti tutti. Andate, allora, alla guardia medica questa sera. Dopo le nove” ha aggiunto.
“Ma intanto il tempo passa” ha spiegato la mia amica, agitatissima. “Passa” ha mormorato.

Già, intanto il tempo passa. Ma è questa la situazione italiana, per le donne che hanno bisogno della pillola del giorno dopo.

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