Chiara Gamberale, e l’amore quando c’era

 

 

Amanda Grimaldi e Tommaso Panella erano fidanzati. Si amavano. Programmavano una vita insieme come solo le coppie che sanno che rimarranno uniti per sempre fanno. Poi, “il 6 luglio del 1998, tre giorni prima della nostra partenza per la Cina” Amanda lascia Tommaso. Non gli spiega perché, lo lascia e basta. Quello che segue sono anni lunghi e vuoti per Amanda, che mette il suo sogno di diventare scrittrice nel cassetto e si accontenta di fare l’insegnante d’italiano (“Quantomeno è retribuito”), e intensi per Tommaso che si sposa, diventa padre di due figli e avvocato. Amanda e Tommaso sembrano destinati a non ritrovarsi più, ma dopo “dodici anni barra dieci e mezzo” di latitanza lei si fa viva: il padre di Tommaso è morto e Amanda vuole fargli le sue condoglianze. Vuole mandargli un abbraccio, anzi due. Quello che segue è un intenso, a tratti toccante, scambio di email, messaggi, telefonate che porterà entrambi in territori sconosciuti o, forse, conosciuti fin troppo bene perché “se hai amato una sola persona nella tua vita, se solo una volta hai avuto quella certezza, ti conviene non entrare mai più in contatto con quella persona”. Ne L’amore quando c’era (Mondadori, pp. 92), entrato subito fra i dieci libri più venduti in Italia, Chiara Gamberale racconta con bravura e sensibilità di vita e d’amore, rintracciando un’originale e personale filosofia del cuore.

Amanda si interroga quasi ossessivamente su “come si fa a stare bene”. Lo chiede a Tommaso, ai suoi studenti, a se stessa. La risposta sembra essere solo una: l’amore. È davvero così?

In parte lo è, tanto per Amanda quanto per me. Credo fortemente nella potenza delle alchimie umane, in tutto quello che le persone, incontrandosi o scontrandosi, riescono a darsi e a togliersi e senza dubbio la coppia è (mi piacerebbe che sia) lo spazio più privilegiato, nel bene e nel male, perché questo possa accadere. Non sempre fa stare bene, spesso fa stare malissimo vivere con intensità una relazione: ma quello che più spaventa Amanda è l’apatia, l’assenza di emozioni forti. Di cui come me è però drammaticamente dipendente…

Crede davvero che esista una ricetta della felicità?

Credo che ognuno possa trovare la sua, ma non è facile. Come abbiamo fisici diversi, abbiamo anche fisici emotivi diversi: a noi il compito di capire quali sono i muscoli della nostra interiorità e quali stimoli siano in grado di appagarli. Ecco: la ricetta della felicità personale secondo me è una lotta continua contro il conformismo, una ricerca assolutamente soggettiva. Che dobbiamo essere disposti a mettere in discussione, perché (purtroppo e per fortuna) siamo in perenne movimento.


Le donne del romanzo – le ex fidanzate, la madre, la moglie di Tommaso, ma anche la stessa Amanda – sono donne nevrotiche, ansiose, in cerca di un equilibrio che non sono in grado di rintracciare. È così che vede le donne?



Anche gli uomini, nel romanzo, non stanno messi benissimo… Ognuno fa i conti con la sua capacità e la sua incapacità di venire a patti con i compromessi che l’amore e la vita richiedono: credo che il disagio sia una condizione assolutamente bisex. E che la differenza di viverlo non stia tanto nell’essere uomini o donne, ma nell’essere la persona che siamo, nell’avere avuto l’infanzia che abbiamo avuto.

Tommaso dice di una sua vecchia fidanzata “è rimasta, ma senza bastarmi mai”. Esistono amori insufficienti?



L’amore è per sua stessa natura insufficiente, credo. Ma credo anche sia l’occasione più forte che abbiamo, la spinta più efficace per far sì che il resto della nostra vita ci somigli il più possibile. E ci appaghi, o giù di lì.

E crede davvero che ci si innamori una sola volta nella vita?

Sa che non lo so? Credo che esistano amori diversi, questo sì. Ma una parte di me crede anche che l’amore, quello che invade la pancia, il cuore e dà alla testa la possibilità di stravolgersi, sia uno solo.

Ma che cosa è l’amore per lei?


Una meravigliosa, terrificante opportunità di abbandonare il nostro sé per esplorarne un altro, magari più interessante. Anche e soprattutto se non l’avevamo messo in conto.

Che programmi ha per il futuro?


Continuo, con gioia, a condurre “Io Chiara e L’Oscuro”, ogni mattina, su Radio Due. E poi ho appena cominciato a lavorare al nuovo romanzo, che sarà la storia di una scissione profonda.

 

Ieri, sul Riformista

 

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