Tutto, niente

Bei libri, poche parole

Continuamente leggo libri belli, divertenti, tristi, tristissimi, ma anche orrendi, scritti male, sciatti, e non ho il tempo o lo spazio per recensirli. Se di quelli orrendi, scritti male e sciatti non mi importa, mi dispiace molto per quelli belli, che ti fanno battere il cuore, che ti stupiscono per la scrittura, per la storia, per la purezza.

Nell’ultimo periodo ho letto la bellissima “Aloma”, di Mercè Rodoreda – di cui ho già ampiamente parlato quiche è stata una splendida conferma dopo “La piazza del diamante” e “Via delle Camelie”, ed è pubblicato da La Nuova Frontiera.

“Baci a colazione” di Gaetano Cappelli, scrittore potentino dalla lunghissima e fortunata carriera, è stato invece una piacevole scoperta. In un momento in cui i baci vanno per la maggiore – penso per esempio a “Baci scagliati altrove” di Sandro Veronesi pubblicato da Fandango che ho recentemente intervistato per il Riformista – questo romanzo di Cappelli di 140 pagine edito da Masilio è un vero gioiellino, a partire dalla copertina. La storia è quella di Serena Drago, scrittrice senza idee e ambizioni, che un tempo aveva conosciuto il successo da bestellerista e che si ritrova, senza amore, come una qualsiasi abulica donna: nessun desiderio, nessun futuro. A cambiarle la vita – o almeno a provarci – ci sarà un altro scrittore, questo veramente fallito però, che spinto non dal cuore ma dall’ambizione cercherà di farle tornare la voglia di raccontare. Quasi l’ispirazione fosse come un interruttore: on e off. Cappelli però è bravo a raccontare le miserie degli scrittori di oggi, le smodate necessità degli editori e, forse ancor di più, dei lettori stessi.

Mi sono poi divertita con “Altri coniglietti, altri suicidi” lo spassoso libretto di Andy Riley che Mondadori pubblica con precisione quasi svizzera sotto Natale. I disegni di Riley sono semplici, in bianco e nero, ma molto chiari: i coniglietti sono depressi, e vogliono morire. Ma per loro un modo o l’altro non è lo stesso. Perché i coniglietti vogliono soffrire e allora scelgono scenari alla moda (come i tacchi a spillo di una donna anoressica che cammina con alle spalle New York), scenari letterari (essere inghiottiti da Moby Dick), leggendari (aspettare che il naso della Sfinge di Giza crolli e li travolga), estremi (saltare su un campo minato). Ci sono ore e ore di considerazioni da fare, sul suicidio e sull’ironia (o meno) necessaria a riguardo. O, meglio, ci sarebbero. Perché a volte è anche bello, semplicemente, mettere da parte i pensieri e semplicemente lasciarsi trascinare dalle immagini e dalle risate. Risate che, lo ammetto, in questo caso non sono mancate.

Adesso sulla scrivania – dopo “Cosa volete sentire” di cui parlerò a breve sul Riformista – ho “La rivoluzione incompiuta” di Costa Esping-Andersen (Il Mulino), il nuovo numero di Nuovi Argomenti (Mondadori) dove è stato pubblicato anche un mio racconto, e “Dizionario di letteratura snob” di Fabrice Gaignault (Excelsior 1881)*. Un libro che chiunque dovrebbe possedere. Almeno in duplice copia.

* e poi Milena Agus con “Sottosopra” (nottetempo), Gaia Manzini con “La scomparsa di Lauren Armstrong” (fandango) e altre decine di libri che rimangono incompiuti e intonsi sulla pila vicino la porta del bagno.

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