Di cosa parliamo quando parliamo di stalker

Scomodare Carver per parlare di stalker è azzardato. Eppure per lo stalker crede di essere mosso dall’amore. Da un amore ossessivo, ripetitivo, tragicamente doloroso e non ricambiato. Da un amore vero, di quello d’altri tempi. Un amore devastante. Un amore sincero. Ed è strano come mai, leggendo tempo fa il bell’approfondimento firmato da Ilaria Sesana – comasca classe 1981 laureata in storia contemporanea all’università di Milano e giornalista professionista – sul magazine di Terre di Mezzo, Street Magazine, mi sia tornato in mente proprio Carver. E i suoi amori travagliati. E i suoi amori spigolosi. Fatto sta che Sesana, firma un originale viaggio nel mondo dei “vessatori da salvare”. Salvare più da loro stessi, che dal mondo. Salvare perché “ogni giorno, in Italia, 4 persone vengono arrestate per stalking. Scontata la pena, 1 su 3 riconnette reato. Eppure una cura ci sarebbe”.

Che cosa è lo stalking?
 Stalking è un termine inglese (letteralmente significa “fare la posta”), in termini psicologici indica un complesso fenomeno relazionale che viene indicato anche come “sindrome del molestatore assillante”. Si tratta di una serie di comportamenti che, nella maggiorparte dei casi, vengono ripetuti nel tempo ai danni di una persona con cui si è avuta una relazione affettiva.

Potresti fare un identikit del comportamento tipico dello stalker? Contrariamente a quanto si possa pensare, ci sono diversi tipi di persecutori. C’è il “risentito” che desidera vendicarsi per la rottura della relazione sentimentale; il “rancoroso”, che mira a vendicarsi per un presunto torto subito da una persona amata, da un collega d’ufficio, da un professionista e persino dal vicino di pianerottolo. Poi c’è il “bisognoso d’affetto” che fraintende un gesto di cortesia della vittima, interpretandolo come un segno di disponibilità a una relazione professionale.

Cosa possono fare le donne vittime di questo tipo di comportamento per difendersi? E’ fondamentale conservare tutte le prove delle molestie: registrare le telefonate, conservare lettere, mail e sms dell’ex fidanzato/marito. Se si è vittima di pedinamenti o appostamenti, segnalare ogni episodio a parenti e amici. Un avvertimento per i professionisti vittime di stalking: è importante tenere sempre la giusta distanza con il cliente, mantenendo la relazione su un piano strettamente professionale. Dare sempre del “lei”, non confidare dettagli delle propria vita privata e sentimentale possono essere buone strategie di difesa.

Nel tuo reportage metti in guardia anche da altri tipi di stalkeraggio. Quali sono? Stalking non fa necessariamente rima con “amore”. Anche medici, infermieri, psicologi e avvocati possono essere sommersi da telefonate assillanti, messaggi, appostamenti. Il fenomeno, attualmente, è poco studiato ma non per questo meno rilevante.

Come si manifestano?
 In questi casi, spesso, gli stalker sono ex pazienti o loro familiari. Persone che pensano di aver subito un qualche danno dal professionista, ad esempio di non essere stati curati adeguatamente. Oppure clienti che hanno frainteso la disponibilità e la cortesia del professionista, interpretandoli come disponibilità a intraprendere una relazione sentimentale.
Anche se le aggressioni fisiche sono rare, i danni per i professionisti sono comunque gravi. Le molestie assillanti provocano ansia, tensioni. “Sono diventato più rigido e sospettoso – ha spiegato un infermiere, vittima di stalking -. Ora sono un terapeuta più sicuro, ma non migliore”.

Cosa fa attualmente la legge per tutelare chi è vittima di uno stalker? La legge numero 11 del 23 febbraio 2009 ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di stalking: è reato perseguitare, minacciare o molestare una persona tanto da cagionarle “un perdurante stato di ansia e di paura”. La legge prevede una pena da sei mesi a quattro anni di carcere. Prima di questa norma, le forze dell’ordine potevano procedere con l’arresto solo in caso di aggressione o di tentato omicidio. Oggi invece hanno a disposizione una serie di strumenti, man mano più gravi. Il primo è l’ammonimento del questore, che convoca lo stalker diffidandolo dal continuare a perseguitare la vittima. Se la ramanzina non sortisce gli effetti sperati, il giudice può imporgli il divieto di avvicinarsi ai luoghi solitamente frequentati dalla vittima. Se le molestie continuano, le forze dell’ordine possono intervenire.

Cosa potrebbe fare di più la legge italiana per le vittime dello stalker? Oltre al carcere, non ci sono altri strumenti pensati per fermare gli stalker. L’ammonimento del questore, che pure si è rivelato uno strumento efficace, non sempre è sufficiente, e nemmeno il carcere riesce a fermare gli stalker. Che anche dalla cella continuano a tempestare la vittima di telefonate e messaggi. Purtroppo in Italia i centri specializzati per la presa in carico e nella cura di queste persone si contano sulle dita di una mano. Inoltre, reati come questo si inseriscono all’interno di relazioni già complesse. In cui sarebbe opportuno promuovere modelli di giustizia riparativa, aiutare le due parti a parlarsi e confrontarsi. Per superare tutti i nodi che avvelenano la relazione e possono scatenare le molestie.

Ilaria Sesana

Da Cortocircuiti

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