Il mondo Sottosopra di Milena Agus

Un vecchio violinista abbandonato dalla moglie, una donna povera e con una figlia tanto gelosa del fidanzatino da esserne ossessionata, un bambino così educato da sembrare adulto, una donna che teme di rimanere per sempre sola e allora cerca conforto nel sesso. Un condominio. È questo Sottosopra (nottetempo, pp. 170), l’ultimo libro della genovese Milena Agus che ha ancora scelto di raccontare la sua amata Sardegna e quella Cagliari dove ormai vive da anni e dove insegna italiano e storia in un istituto tecnico. Dopo le atmosfere rarefatte di Mal di Pietre, che sei anni fa la fecero conoscere e amare dal pubblico italiano e straniero, la Agus tratteggia adesso con ironia le follie, i drammi e le ambizioni di persone affatto qualunque, che nella loro originalità hanno in comune la spasmodica, a volte comica, ricerca della felicità.

Anche in questo romanzo, come è già accaduto nelle sue più recenti prove narrative, affronta il tema del vicinato e della convivenza forzata. Perché ha scelto di scrivere ancora di questo tema? A cosa si è ispirata?

Con Sottosopra sento di aver finito di dire quello che mi stava a cuore sul tema del “ vicino”, o dei “vicini”. Sottosopra è l’ultima delle storie condominiali dopo Il vicino e La contessa di ricotta. Il vicino, da cui può a volte separarci soltanto un muro, o il piano di un palazzo, è l’altro. Vale la pena di stare al mondo soltanto se c’è un altro. I vicini delle tre storie all’inizio sono degli estranei, per lo più ammalati di solitudine, ma piano piano diventano consapevoli della presenza dell’altro, che per qualche ragione si presenta e cambia la vita.

Tutti i personaggi di Sottosopra hanno una personale mania, spesso raccontata in modo così preciso e meticoloso da sembrare più di una semplice suggestione autobiografica. A cosa si è ispirata per i suoi protagonisti?

Tutti i personaggi di Sottosopra, è vero, hanno una personale mania, quelle su cui ho “sfogato” di più le mie manie sono la narratrice e la figlia di Annina, terrorizzata, la prima, all’idea che le case crollino per una fuga di gas, che gli assassini si appostino dietro i portoni, che i tristi che non rispondono al telefono si siano suicidati, che al mare i propri cari anneghino, e l’altra all’idea che il fidanzato la lasci. Sono manie che ho cercato, per farmi un po’ di bene, di rendere buffe, manie che ho cercato di prendere in giro, per riderne anch’io. Quello che c’è dietro, a queste manie, è in fondo il terrore della morte, non della propria, ma dell’altro a cui vogliamo bene.

Lei ha scelto di vivere a Cagliari, e tutti i suoi romanzi raccontano di Sardegna. Sergio Atzeni diceva che poteva ambientare le sue storie solo nella sua terra, anche per lei – che pur non è sarda di origine – è così? Come se lo spiega?

Io sono nata a Genova, ma sono sarda sarda. Mio padre era nella Marina Militare durante la guerra e ha continuato, per molti anni dopo la guerra, a fare il marinaio e ad abitare a Genova. Era di Sanluri, un paese del Campidano in Sardegna, ed era fidanzato da ragazzino con mamma, anche lei sanlurese. Quando si sono sposati, anche mamma è andata a vivere a Genova, dove io sono nata. Ma i miei, pur avendo un’esperienza positiva del Continente, sognavano di tornare a casa, cioè in Sardegna, e infatti qui siamo tornati, quando io ero in quinta elementare. A Genova mi sono fatta l’idea di cosa è la bellezza. Mamma mi diceva “Vedi quanto è bella Genova? E’ così bella perché assomiglia a Cagliari!”. La Sardegna era la terra promessa, per la mia famiglia, e quindi questo è il mio posto, anche se non ci sono nata.

Esiste ancora una letteratura sarda? E, a diciassette anni dalla morte di Atzeni che ne è stato il più importante esponente, secondo lei chi la rappresenta oggi? 

Secondo me esiste, sì, una letteratura sarda, ma non uno scrittore che la rappresenta di più. Tutti insieme scriviamo di lontananze, di isole, di diversità, spesso di estraneità. Lo so che non sembra possibile, che sembra detto così per dire, ma a me gli scrittori sardi piacciono tutti e di tutti ho letto con piacere tutti i libri.

Oggi, sul Riformista

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