Tutto, niente

Il vicolo del bacio nel Paese dell’Amore

C’era questo detto, che ci ripetevamo noi bambini della scuola Immacolata di Taranto. Era “San Valentino, la festa di ogni cretino che crede di essere amato e invece è stato mollato”. Era un detto stupido che, leggermente modificato, riecheggiava per tutte le scuole d’Italia. Ma, allora, io non potevo saperlo e forse neanche mi sarebbe importato. Quando si è bambini, San Valentino è soltanto una grande rottura di scatole soprattutto se Fabrizio M, quello che ti piace, è innamorato di Valentina, la più carina della classe, con i capelli lisci e gli occhi verdi.

In ogni caso, non starò qui ad ammorbarvi con la storia di San Valentino da Terni e della rosa della conciliazione, né con l’evoluzione della festa negli ultimi anni. Perché un’evoluzione, è inutile negarlo, c’è stata e ha riguardato soprattutto la donna.

Preferisco invece raccontare di Vico del Gargano (soprannominato Il paese dell’Amore), che conserva dal 1618 nella sua Chiesa Matrice le reliquie del Santo e che ha il Vicolo del Bacio, lungo e stretto (30 metri per 50cm) dove la leggenda vuole si ritrovassero i cuori in cerca d’amore, ma anche giovani innamorati che passeggiavano in senso opposto lungo la strada aspettando di incrociarsi, e di sfiorarsi. Lo consumavano, il vicolo, a furia di passeggiare e di toccarsi per poco, come succede solo con l’amore vero.

Ed è proprio a Vico che la festa di San Valentino ha ancora una dimensione paesana, e non solitaria e consumistica come quella che tutti noi conosciamo. Perché a Vico, durante i festeggiamenti del Santo Patrono – protettore degli innamorati sì, ma anche degli agrumeti – le strade si riempiono di arance e limoni che, intrecciate dall’alloro benedetto, diventano corridoi d’amore. Alla fine della festa, le arance verranno spremute e bevute. Mentre gli innamorati continueranno fino a notte fonda a camminare per il Vicolo del Bacio, toccandosi e amandosi.

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