Tutto, niente

Cosa volete sentire?

 

 

Nick Cave, Leonard Cohen, Vinicio Capossela. Sempre più spesso, musicisti e cantautori scrivono anche libri che vendono. Eccome se vendono. Forse è anche per questo che Chira Baffa, traduttrice e organizzatrice di concerti, ha messo a punto “Cosa volete sentire” (minimum fax, pp. 137), curiosa compilation narrativa che traduce in racconti alcune delle voci cantautoriali italiane più conosciute, e si propone come “una piccola mappa dello stato della musica in Italia, ma anche del pubblico che la segue”. Nell’eterogeneità della raccolta, si distinguono Fabio de Min dei Non voglio che Clara, fedele al malinconico stile dei brani che lo hanno reso popolare, e il cosentino Peppe Voltarelli, voce de Il Parto delle Nuvole Pesanti. Deludenti i racconti di Vasco Brondi e di Giuseppe Peveri. La voce più coinvolgente e matura è senza dubbio quella del trentenne toscano Andrea Appino, leader degli Zen Circus, che racconta la sorprendente educazione punk in un campo estivo di Marina di Carrara, gestito da delle suore, di un bambino asociale e problematico.

Hai mai scritto racconti prima?

Moltissimi. Ma ne ho cestinati ancora di più di quanti ne abbia mai scritti. Raccontare storie e personaggi è quello che mi sono sempre preposto di fare con gli Zen Circus, anche se in realtà la narrativa è una passione arrivata prima della musica, che per qualche motivo a me ignoto non è mai sfociata in un serio confronto. Prima o poi accadrà, ho scritto molta narrativa nel mio cervello, basta fermarla su carta un giorno.

Che differenza c’è fra scrivere racconti e testi per le canzoni?

Per molti miei colleghi c’è una bella differenza. Per me non tanta. In primis perché era esattamente quello che volevo fare prima di incrociare il Rock, secondo perché quello che facciamo con gli Zen Circus è raccontare storie esattamente come sarebbe in un racconto, basta ascoltare una qualsiasi delle nostre canzoni. I testi arrivano dopo la musica, quindi la musica serve solo a dargli un ritmo, spesso nemmeno una melodia.

C’è qualcosa di autobiografico in “Colonia Estiva”?

Tutto, ho difficoltà a raccontare cose che non mi sono mai capitate. Quindi tendo a farmi capitare di tutto sin da molto piccolo, per avere un buon repertorio.

Da qualche mese è uscito “Nati per subire” il sesto disco del tuo gruppo, gli Zen Circus. Cantate un mondo senza futuro, dove siamo “tutti milanesi al mare” e viviamo in modo “amorale”. È così che vedete il mondo?

È così che appare. Noi cantiamo l’apparenza del mondo, senza mezzi termini, ridicolizzando tutto e tutti (noi annessi) e prendendolo per i fondelli. Provochiamo. Poi il pubblico e la critica possono ricevere la provocazione in silenzio (dando quindi al mondo così come “appare” una bella possibilità di esistere sul serio) oppure rivoltarci la provocazione contro, creando di fatto un dialogo e le basi della famosa democrazia (in questo modo il mondo così come ci “appare” magicamente comincia a scomparire). Trattiamo di filosofia, certo spicciola, ma è difficile che la filosofia ti dica quanto è bello tutto quello che abbiamo intorno. A meno che non si tratti di filosofi orientali, ecco.

È molto diffusa la convinzione che il cantautore italiano di oggi sia in grado, molto meglio dei coetanei scrittori, di raccontare l’Italia. Credi che sia così? Che immagine hai tu del nostro Paese?

Non so da dove arrivi questa convinzione e in tutta sincerità non mi interessa. Credo che la creatività dia vita per sua natura ad un immaginario: la trasformazione da immaginario a realtà avviene poi solo se filtrata dalla capacità critica (e costruttiva possibilmente) di chi usufruisce in ultimo dell’immaginario. L’immagine e la realtà sono due cose fondamentalmente diverse. Io non ho quindi un’immagine del nostro paese, ma una fotografia: un paese potenziale. Che poi sia potenzialmente bellissimo, potenzialmente in guerra civile o potenzialmente bellissimo solo dopo una guerra civile, beh questo è un altro discorso. Diciamo, allora, che viviamo in un bel paese in divenire.

 

 

Oggi, su Il Riformista

 

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