Cento anni per Joyce Lussu

 

 

Ci sono donne che lasciano alle loro spalle un alone di mistero. E altre che fanno di tutto per svelarli, i segreti della loro vita, e per raccontare le rispettive esistenze attraverso parole e, a volte, bugie. Le autobiografie sono un tema spinoso, ma con Portrait (Asino D’Oro, pp. 145) Joyce Lussu firma un intenso ritratto per fotografie della sua lunga e travagliata vita, fatta più di ombre che di luci. Almeno fino ad adesso.

Nata a Firenze da un conte marchigiano e una nobildonna inglese l’8 maggio di esattamente cento anni fa, Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti ha fatto della sua vita un manifesto politico caratterizzato da una rara determinazione: ha amato la politica quasi quanto i viaggi, non ha mai rinunciato a una battaglia, non ha mai rifiutato di seguire l’istinto e il cuore.

Ha conosciuto bene tanto l’Europa quanto l’Africa, e per amore ha vissuto due volte. Prima come pacata e tranquilla moglie del possidente fascista di Tolentino Aldo Belluigi, poi come passionaria e irrequieta compagna di mister Mill, nome con cui era conosciuto durante i tempi della Resistenza Emilio Lussu. Ed è con Lussu che questa nobile fiorentina dai grandi occhi nocciola diventa antifascista e clandestina. Ed è sempre con Lussu che Joyce matura un senso della politica che è sempre stato germe in lei, e che l’accompagnerà anche durante gli anni della maturità e della vecchiaia. Dalla fine degli anni Quaranta, sarà sempre in prima fila in mille battaglie, di cui non è possibile dimenticare la lunga, intensa, parentesi femminista durante la quale Lussu si fa promotrice dell’Unione Donne Italiane. Come non è possibile dimenticare la sua sfiancante militanza nel Partito Socialista Italiano, che nel 1948 la fa entrare – eccezione più unica che rara – nella direzione.

Portrait, che inaugura la collana di narrativa Omero curata da Maria Gozzetti, è il racconto diretto e appassionante della vita di una donna fuori dal tempo. Il racconto della vita di una donna coraggiosa e instancabile, nonostante tutto, nella ricerca della verità. Una verità che è tutta racchiusa, come spiega Giulia Ingrao nella prefazione al testo, in “pane e lardo, col quarto di vino attorno a cui si discute di politica”. Tutto il resto, sono camicine di lino sottile e parole. Tante, bellissime, sincere, parole.

 

L’articolo è stato pubblicato qualche tempo fa su Il Riformista

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