Giovanni Panunzio, quando a Foggia si moriva di pizzo

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All’inizio degli anni Novanta a Foggia gli avvertimenti avevano la forma di proiettili. Proiettili che a volte sfioravano, a volte ammazzavano. Proiettili per intimidire, ma anche per punire. Fra le vittime della malavita locale c’erano soprattutto i costruttori che non volevano pagare il pizzo. Imprenditori edili come Eliseo Zanasi, che si salvò per miracolo dopo un violentissimo agguato nell’aprile del 1989, o come Salvatore Spezzati che l’anno dopo ebbe la stessa felice sorte. Meno fortunato fu Nicola Ciuffreda, ammazzato il 14 settembre 1990 mentre stava lavorando in cantiere. E poi Giovanni Panunzio, freddato esattamente vent’anni fa, il 6 novembre 1992, nel cuore di quella città dove era nato e cresciuto; dove, nonostante gli avvertimenti e le minacce, aveva scelto di rimanere a vivere.

Gli avevano chiesto due miliardi. Due miliardi in cambio della serenità, ma lui non aveva ceduto. Non aveva ceduto perché Giovanni Panunzio, che aveva cominciato a fare il muratore e schiena spezzata dopo schiena spezzata, sacrificio su sacrificio, si era fatto imprenditore edile da solo, non era tipo da compromesso. “Mio suocero – ricorda Giovanna Belluna, una vita insieme all’unico figlio maschio di Giovanni, Michele, e membro attivo dell’associazione antimafia Libera – aveva solo due cose per la testa: il lavoro e la famiglia. Ci ha protetti fino all’ultimo, e adesso noi non possiamo permettere che venga dimenticato”.

La memoria, prima ancora che al presente, va però al ricordo delle parole di Giovanni: quelle che usò per il memoriale, poi consegnato alla magistratura, nel quale raccontava la sua storia, e faceva nomi e cognomi di chi lo minacciava. Il ricordo va, soprattutto, a quella sera di novembre di vent’anni fa, quando, mentre stava tornando da un consiglio comunale nel quale si decidevano le sorti del Piano regolatore di Foggia, Panunzio alle 22.40 venne affiancato in Via Napoli da una macchina: lo ammazzarono così, con quattro colpi di pistola. Furono arrestati in quattordici con l’accusa di associazione di stampo mafioso finalizzata all’estorsione. Il merito fu di Mario Nero che non ebbe paura e raccontò quello che aveva visto, puntando il dito contro il killer di Giovanni. Nero, pur sapendo che da quel momento avrebbe smesso di vivere, pur sapendo che da quel momento la sua vita non sarebbe più stata la stessa, parlò e cambiò la storia.

“Ricordo quel giorno come se fosse ieri. D’improvviso abbiamo perso la colonna portante della famiglia e anche la nostra libertà – racconta ancora Giovanna -. Dopo l’agguato, vivevamo controllati a vista dalla polizia: ci accompagnavano quando uscivamo, quando portavamo i bambini a scuola, non ci lasciavano mai soli”.

Non avrebbe senso, adesso, rivendicare qualcosa. Non a distanza di vent’anni. Non adesso che la situazione a Foggia è molto cambiata, e con lei quella di tutta l’Italia. Eppure Panunzio, nonostante le frequenti minacce che aveva ricevuto e che si erano tramutate in denunce, non aveva una scorta. Doveva, semplicemente, comunicare via radio i suoi spostamenti. E dire che già una volta aveva sfiorato la morte. “Nell’inverno del 1991 era scampato a un altro agguato: lo avevano inseguito, gli avevano sparato, ma Giovanni si era rifugiato dentro una clinica privata. Ricordo ancora quella sera, quando mi telefonò. Ero nella villetta dove vivevamo tutti insieme con i miei due figli, da sola. Giovanni mi chiamò e mi disse di stare attenta, che avevano provato ad ammazzarlo, mi supplicò di chiudermi in casa e di non uscire. Stava piangendo e io, che fino a quel momento non l’avevo mai sentito così, mi sentii persa. Sapere che, nonostante lo choc, avesse pensato alla sua famiglia è però una lezione di vita. Una lezione di vita che oggi vogliamo comunicare” conclude Giovanna.

Il ricordo di questo coraggioso, testardo, esemplare imprenditore foggiano verrà celebrato oggi, in occasione della giornata della trasparenza e della legalità, alle 9.30 nell’Aula Magna del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia, con Michele Panunzio, Daniela Marcone di Libera, il Sindaco di Bari Michele Emiliano e Tano Grasso, presidente onorario della Fondazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane e autore di La camorra e l’antiracket (Felici Editore), che ha appena ricevuto il Premio Elsa Morante per l’impegno civile. Alle 18.30 verrà poi inaugurato a Lucera un presidio di Libera intitolato a Giovanni Panunzio, cui è già stato dedicato quello di Portici tre giorni fa.

 Oggi, su Repubblica Bari

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