Marilù Mastrogiovanni: le minacce, la Sacra Corona Unita e certi regali di nozze

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Ha la voce bassa, gli occhi scuri nascosti da una vistosa montatura bianca. A volte esita, forse per trovare la parola giusta, forse perché Marilù Mastrogiovanni, direttrice del quotidiano online Il tacco d’Italia e da mesi vittima di minacce per le sue inchieste, questa mattina è stanca. “Mi sono svegliata all’alba” dice e, mentre lo fa, abbozza un sorriso. Improvvisamente il suo viso pallido prende un’espressione festosamente infantile, ma non dura che un instante. “Il bambino?” domando, e allora lei mi dice che sì, ha due figli, la grande di tredici anni e il piccolo di cinque, ma si è alzata presto perché doveva scrivere: c’è un’inchiesta a cui sta lavorando e il tempo è poco. L’inchiesta è quella che fra minacce telefoniche e attraverso facebook – “perché anche la Sacra Corona Unita ha imparato a usare i social network” spiega –  negli ultimi mesi le ha tolto il respiro. “Tutto è cominciato quando ho firmato un articolo su Narcomafie, il mensile di approfondimento del Gruppo Abele di don Luigi Ciotti, nel quale illustravo come alcune aziende salentine specializzate nella raccolta di rifiuti non fossero sane come sembravano. Anzi. Sane non lo erano affatto, e intrattenevano importanti rapporti con la Sacra Corona Unita” aggiunge, sfilandosi gli occhiali. “Denunciare questa sorta di ragnatela di incastri societari con diramazioni al Nord comandata dall’importante famiglia salentina degli Scarlino, il cui capo boss Pippi Calamita è all’ergastolo, ha avuto delle conseguenze. Fare i nomi della figlia del boss, Tiziana Luce Scarlino, e suo marito Gianluigi Rosafio non è passato inosservato, e così una volta uscito il primo pezzo è iniziato il calvario: telefonate, minacce, avvertimenti. Verso di me, ma anche nei confronti dei miei famigliari. Questa volta però mi sono rivolta all’Osservatorio Ossigeno per l’informazione  diretto da Alberto Spampinato, che monitora e segnala i giornalisti vittime di minacce per il loro lavoro”.

 

Continua a leggere sul blog di Repubblica Cortocircuiti 

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