Tutto, niente

“Noi, le badanti prostitute”

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Una signora che fa la spesa accompagnata da una badante. Un’automobile parcheggiata sulla circonvallazione del Mar Piccolo, fronte Ilva. Una sfilza di ragazze con tacchi alti e minigonne che passeggiano a ridosso dello stadio. Quotidianità che in apparenza non hanno niente a che vedere fra di loro, e che invece si riscoprono frammenti della medesima vita.

La storia è quella di Helena, trentanove anni, due figli. Helena che è arrivata a Bari clandestina nel 2002, e si è lasciata alle spalle Costanza  – depressa cittadina di 300mila abitanti sul Mar Nero, il posto dove quasi duemila anni fa venne esiliato il poeta latino Ovidio che qui scrisse i Tristia, tanto per capirci – un marito violento e i debiti. Si chiama Helena, ma potrebbe anche chiamarsi Silvia, Teodora, Rodica come le sue amiche che sono arrivate in Italia con il medesimo sogno, quello di un posto fisso. Anzi, del posto fisso: la badante.

La incontro alla periferia di Taranto, a casa di una signora con cui sono partita un paio di mesi fa, a bordo di un autobus, per andare a Bucarest. Helena ha i capelli corti, gli occhi verdi che non incrociano mai i miei; è magrissima, il seno, poco pronunciato ma sensuale, si intravede da una maglietta bianca. Davanti a noi abbiamo una moka e tre tazzine; la donna che ci ha messo in contatto è andata in cucina con una scusa, voleva lasciarci sole. “Mi telefonò una compagna di scuola  – dice, con la voce bassa e roca. Sapeva che mio marito beveva e che eravamo indebitati. Mi disse: vieni? E io non ci pensai due volte, lasciai tutto e partii. Non sapevo niente dell’Italia, non parlavo neppure una parola. Appena arrivata mi misero a casa di un uomo di ottant’anni, a Monopoli. Ci sono rimasta sei mesi, uscendo un pomeriggio la settimana. Lui stava malissimo, aveva perso da poco la moglie, soffriva di cirrosi epatica, mi metteva le mani addosso. Ricordo quel periodo come un incubo. Avevo paura, ma non mi ribellavo: dovevo mandare i soldi a casa, e non potevo perdere il posto”. Con la morte dell’uomo inizia una nuova vita; è macabro ma per le badanti è così: i loro contratti, anche quando sono a tempo indeterminato, hanno una necessaria scadenza.

Subito dopo il funerale, Helena si mette alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, fa qualche settimana di prova qui e lì, e poi conosce un’anziana con la quale resta per tre anni. “Viveva a Massafra, non parlava mai, non mi chiedeva niente. Stava tutto il giorno davanti alla televisione, e ogni tanto venivano a trovarla i parenti. Non aveva figli e quando è morta l’ho vestita io, perché nessuno della sua famiglia voleva farlo” racconta. Per un attimo sorride, e le chiedo a cosa pensi. “Quello è stato uno dei periodi più belli, sai? Mi pagava mille euro al mese, era ricca e mi voleva bene. Senza accorgersene mi è stata vicina in un momento difficile: mio marito mi aveva lasciata e i miei figli non volevano rimanere con mia madre. Avevo anche pensato di farli venire in Italia, ma poi i soldi non mi sarebbero più bastati”.
Si ferma, e poi: “La verità è che è tutta una questione di soldi”. E che i soldi non sono mai abbastanza. E che i soldi ti portano a fare delle scelte. O, forse, ti costringono a fare delle scelte. “I miei figli vanno a scuola, hanno bisogno di libri e vestiti, mi chiedono continuamente cose e io sono lontana. Non so perché, ma non riesco a non accontentarli. È per questo che due anni fa ho iniziato a prostituirmi” dice, e poi si alza. Va a chiudere la porta. Penso alla donna anziana con cui vive, mi domando cosa farei se Helena fosse la badante di mia nonna. Lei mi fissa, ma sul viso ha un’espressione assente, come se non stesse raccontando di sé, ma di un’altra.
“Il giorno sto a casa. A volte esco per buttare la spazzatura, o per andare a fare la spesa. Capita anche che la mia signora voglia fare una passeggiata, e allora andiamo al bar a prenderci un caffè. Ho rinunciato al giorno libero per poter uscire il giovedì pomeriggio e le sere, dopo che lei è andata a letto”. Le domando dove va, anche se lo sappiamo entrambe. “Mi trucco, mi metto una gonna e vado sulla strada. Non ho paura, siamo un gruppo, stiamo insieme. A tutte servono i soldi”. E se vi pagassero di più? Helena si ferma, sembra riflettere: “Non lo so, non ci ho mai pensato”.
Le chiedo allora come funziona, e lei scuote la testa. “Dipende. A volte mi accordo nel pomeriggio con gli uomini, e ci diamo appuntamento all’angolo di casa mia. Loro accostano e mi fanno salire. In un paio d’ore posso guadagnare dai cinquanta ai duecento euro. Dipende da quanti appuntamenti ho, e da quanto sono stanca. Dipende anche dalla concorrenza. A volte capita di portare a casa anche soltanto dieci euro, ma sono sempre soldi”. E durante il giorno? “Sto con la mia signora, a volte scendo a buttare la spazzatura e faccio anche un appuntamento. Sono uomini di qui, quasi tutti sposati, sempre i soliti. Ci incontriamo, faccio quello che devo fare, e poi torno a casa. Durante il giorno non ci penso mai”. Le domando cosa succederebbe se la sua signora lo scoprisse. Lei avvampa. “Morirei”. Dalla vergogna? “No, perché non posso permettermi un appartamento e non saprei più dove andare a stare”.

Questa intervista è uscita ieri su Repubblica Bari, il pezzo si trova anche qui, dove è possibile vedere anche un pezzo dell’intervista ad Helena

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