Io so’ Carmela

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Ammazzarsi a tredici anni. Suicidarsi così, lanciandosi da una finestra e volando via, fuggendo dagli abusi e dagli psicofarmaci.

Sembrerebbe impossibile, invece è la storia di Carmela Cirella. Tredici anni. Tarantina.

Carmela Cirella che si è ammazzata il 15 aprile del 2007. Da allora i cinque uomini che l’avevano violentata sono ancora liberi. Esattamente come i medici che le hanno prescritto psicofarmaci senza il consenso dei genitori.

La sua drammatica storia in questi anni l’hanno raccontata in tanti, compresa la sottoscritta. Ma scoprire il diario di Carmela, ritrovato dopo la sua morte, sotto forma di questa meravigliosa graphic novel è stata un’occasione per ricordare e per riflettere.

Io so’ Carmela è edita da Becco Giallo, intelligente casa editrice di Ravenna da sempre attenta al sociale, che racconta grazie al delicato tratto di Monica Barengo – torinese classe 1990, vincitrice del prestigioso premio Previsioni Future indetto dall’Associazione Illustratori – e all’adattamento della giornalista, scrittrice e regista Alessia Di Giovanni la storia di questa ragazzina che “vorrei che il mio corpo fosse una scatola rossa… gonfia, morbida, di velluto… Chiudere il coperchio, e non vedere più niente”. Questa ragazzina che scrive “mi diceva sempre che ero bella. È bello quando ti dicono che sei bella. Ti senti di essere qualcosa. Invece non sei niente”. Questa ragazzina che a dodici anni viene insidiata da un pedofilo: “Si chiamava Alfredo. Lo chiamavano il pedofilo di San Vito. A scuola lo conoscevano TUTTI. Lo conoscevano i ragazzi. Lo conoscevano i prof. E lui conosceva noi”. Il pedofilo in questione, Alfredo C. ufficiale della marina militare, napoletano, di servizio a Taranto, tenta un approccio con Carmela, la insegue, un’ordinanza restrittiva viene emessa, lui non la rispetta; il padre di Carmela si batte per sua figlia, lo minaccia, Alfredo insiste, porta Carmela all’esasperazione, le fa paura, la inquieta. Viene trasferito. Tutto potrebbe tornare normale, ma l’equilibrio di Carmela e della sua famiglia si è spezzato. Lei vive controllata a vista. La famiglia ha paura che possa succederle qualcosa, e poi quel qualcosa accade. Carmela scappa di casa. La sua vita cambia per sempre.

La violentano in cinque. Cinque uomini in due giorni. Lei sprofonda. La famiglia prova a salvarla, la polizia non la crede, la ricoverano, la imbottiscono di psicofarmaci senza neppure avvertire i suoi genitori, Carmela scappa, torna a casa, cambiano il posto dove è in cura, la dimettono. Torna a casa, ma vola via.

Ecco, quella di Carmela è una storia che ti riempie di domande. Ti fa chiedere come sia possibile che queste cose succedano. Ti fa domandare che cosa facciamo noi, noi tutte, per evitare che queste cose accadono. Ti fa interrogare sulla necessità di sentirsi adulte delle adolescenti di oggi, sulla necessità di compiacere gli altri e gli uomini in particolare, ti fa interrogare sulla vicinanza. E quando chiudi questo libro, con i tratti di Barengo che oscillano nell’onirico dramma di Carmela e della sua famiglia con una precisione poetica e contemporaneamente giornalistica, senti Carmela come tua figlia, come tua madre, come tua sorella. La senti come la tua parte più fragile, e più nascosta.  La senti come te stessa.

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