A proposito di Lucca, Toscana, Lucca, Tutto, niente

A proposito di Lucca, Al Mercato del Carmine

Ci sono luoghi che difendono la memoria di un’epoca, e lo spirito di un tempo. Solitamente sono stati vissuti fino a essere consumati, e portano i segni delle sovrapposizioni degli odori, delle storie e dei sapori. Sono frammenti di passato che a volte diventano cicatrici e si mostrano ora in un calcinaccio, adesso in una saracinesca abbassata dieci anni fa e mai più rialzata, quindi nella dilatazione di spazi: capita allora che un banco della frutta si allarghi a riempire tutto il vuoto intorno a sé, per far vedere che sì, c’è ancora qualcuno che non vuole mollare, che c’è ancora possibilità.

È questo quello che accade ogni giorno al Mercato del Carmine, traccia di una Lucca in bianco e nero che fu attiva, brulicante di vita, casereccia e caciarona. Di una Lucca che a volte si intravede ancora – in piazza Anfiteatro come a Borgo Giannotti, in via del Bastardo come a San Paolino – e che disegna i confini di una città affatto nobile e borghese, ma grondante dell’odore del sangue che Goffredo Parise definiva nel bellissimo, omonimo, romanzo: “dolce, un po’ nauseabondo e un po’ esilarante, ma soprattutto dolce, e dolcemente funebre”.

Di questa Lucca che adesso non esiste più, se non sottotraccia, il Mercato del Carmine è fotografia perfetta. Qui ogni giorno va in scena una resistenza sottile, ma granitica, che è quella di non arrendersi allo spazio deserto, di rendere il vuoto più accogliente, di resistere alla verità: nessuno lo dice, ma chiunque lo pensa: il Carmine è morto. È morto allo stesso modo del romanzo, dell’arte moderna e della politica. È uno di quei morti che aspettano il colpo di grazia o di essere resuscitati. La speranza è sempre la stessa, la leggi negli occhi dei commercianti che pigramente tagliano una fetta di prosciutto, incartano le uova, pesano un etto di cioccolatini e intanto aspettano. Aspettano che qualcuno decida per loro, e non credono più a niente come le tre fruttivendole che rimangono a presidiare questo deserto cosmico scavato nel cuore della città: quando ti avvicini alzano le spalle, scuotono la testa, dicono è inutile ciacciare. Lo fa anche Anna, una cascata di riccioli scuri e un paio di occhiali neri, che con la voce roca della fumatrice accanita risponde “no, io non parlo”. Parla invece Monica Marconi, napoletana, caschetto nocciola e grandi occhi verdi. Sette anni fa con il marito Ernesto ha dato vita al Bar del Sole, dove il caffè – e forse è l’unico posto a Lucca – costa novanta centesimi. “Ci siamo innamorati della città e di questo cantuccio, ma lo scenario è drammatico. In quattro anni qui intorno hanno chiuso cinque attività” esordisce, e poi giù con la lista dei nomi: “Ha chiuso la casa del Parmigiano, la pescheria, il macellaio Romani, l’alimentare Walter di Simo, il Ciabattari che vendeva l’affettato”. Ogni vetrina vuota è un pezzo di quella Lucca storica e delle botteghe raccontata nello splendido libro fotografico “Lucca si racconta: il mercato” con le fotografie di Ettore Cortopassi che mostrano le trasformazioni del tempo: l’ordinata schiera di banchetti del 1934, i finestroni identici a oggi del 1935 che si affacciano su ordinate postazioni dai piani in marmo, i venditori più memorabili come il banco della caccia che, immortalato nel 1960, incornicia fra un capriolo penzoloni e decine di conigli appesi, due donne sorridenti con dei bianchissimi grembiuli da macellaio. Dolorose istantanee da un mondo andato che, a quanto pare, a nessuno interessa – nonostante i ripetuti, inutili, annunci – venga realmente recuperato.

20130724_080205

 

Questo articolo è uscito ieri su Il Tirreno.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...