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Londra che vai, Stile che trovi

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Un cappotto oversize, casomai in tartan o in pied-de-poule con inserti in ecopelle, indossato con skinny jeans edécolleté a punta. Ma anche maglioni maculati, gonne in pelle, gambe nude e sandali sadomaso. E poi creste alte venti centimetri metà bianche e metà nere sfoggiate su pellicce fosforescenti. Trench bon ton in colori pastello che lasciano intravedere anfibi e borchie. È questa, fotografata al momento, la moda londinese: stravaganze, alternanza di eccessi, continua ricerca. Tutto e il contrario di tutto va in scena ogni giorno da East – dove spopolano look anni Cinquanta fra camicette a righe e giacche in pelle con tanto di pompadour e marcatissimi cat eye in perfetto rockabilly style – a West, dove sono protagoniste le Chealsea girl: biondissime, magrissime, giovanissime ragazze in stile Gwyneth Paltrow che hanno anche ispirato l’omonima, popolarissima, serie tv. “Londra è una città fatta di città, ogni quartiere ha le sue regole. A Shoreditch nell’East End, un tempo chiamato Sewer Ditch e rinomato esclusivamente per la rete fognaria, protagonisti sono gli hipster, con t-shirt sbracate e occhialoni da nerd. A qualche chilometro di distanza spopola il Jamaican Style, tutto rasta e relax, poco più a Sud arrivi invece in zona araba, se vai a West sei in Italia e Francia ma anche negli Emirati Arabi” spiega Elisa Pardini, architetto e designer inglese d’adozione.

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Mai come oggi lo stile, più o meno consapevolmente, ha però bisogno di tracciati e di muse. E Londra è celebre per due it girl di fama internazionale: Kate Moss, manifesto vivente del look rock chic, naturalmente griffatissimo, e Alexa Chung, considerata la musa del London street chic e copiatissima per i suoi chelsea boot, i duffel coat e le breton tee. “Ci si ispira a tutto. L’unica vera moda di Londra è l’individualismo. Distinguersi per farsi notare è la spinta per essere trendy. Il melting pot di razze, colori, occasioni è una miniera di stimoli che intercettano e trasformano l’arte e l’architettura, e naturalmente i trend” commenta lo stilista sardo Antonello Tedde. Lui a Londra si è trasferito nel 1995 e ha conquistato boutique e web grazie alle sue borse rigorosamente fatte a mano ed eco-conscious. Il rispetto dell’ambiente nel proprio guardaroba – che ormai si è liberato dai bigotti motti della Peta – è un imperativo crescente, declinato sulle passerelle da Stella McCartney e portato avanti da battagliere della sostenibilità come Livia Giuggioli, meglio nota come Livia Firth, che ha aperto due anni fa il primo negozio ecologico ed etico della città: Eco Age.

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“Anche questa è solo una tendenza. Non esistono più le controculture di un tempo. La capitale dei punk e degli hippy sembra essersi dissolta” commenta Giorgio Riello, professore di Storia globale all’Università di Warwick e autore de La Moda (Laterza). “Londra non è mai stata così dull – continua Riello -, e adesso imperversa la cultura sartoriale di massa insieme alla moda anni Ottanta, riletta in chiave postmoderna, tutta geometrie strampalate e colori psichedelici. Immancabili sono le scarpe da ginnastica multicolore, e finalmente il rosa va anche per gli uomini. Siamo di fronte al tentativo di rilanciare la moda classica maschile inglese, quella del gessato, per una nuova generazione. Al momento sfila per le strade un florilegio di richiami anni Trenta e Cinquanta, con pulloverini che sembrano fatti a mano, camicie di cotone bianco e pantaloni classici. Vedremo quali saranno i risultati”. Lo scopriremo solo vivendo. E chissà cosa ne penserebbe lo scrittore Quentin Crip, snob e londinese doc, che era solito ripetere: la moda la insegui quando non sai chi sei. E allora, a passeggiare per le strade della City, sembra che in molti siano in preda a coloratissime, fashionissime, crisi di personalità.

Street scene in Camdem Town, north London. 12/03/2011.

 

Questo articolo è stato pubblicato su Pagina99WE sabato scorso.

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