A proposito di Lucca, Toscana, Lucca, Tutto, niente

Lucca Bio, Lucca Verde

A bell tower of Lucca

Camelie Japoniche, pleione, pensée, ma anche azalee, rose e calle. La primavera arriva a Lucca ed è tutto un fiorire che si concentra adesso in sorprendenti architetture vegetali nel tratto di Mura compreso fra San Frediano e San Martino. Magia di VerdeMura, la mostra mercato che quest’anno raggiunge la settima edizione, ed è un intrecciarsi di colori sorprendenti con protagonista la viola, declinata in quattrocento specie. Spiccano la viola canadensis – petali bianchi e larghi, dalla forma geometrica – e la viola coronifera, giallissima, scoperta in Patagonia e difficilissima da avvistare.Certamente la più bella resta la viola calcarata, forse la più comune, ma anche la più elegante. Per una Lucca dei fiori, che resisterà in vita fino a questa sera, c’è una Lucca biologica che sopravvive alle stagioni e alla crisi. È quella che si fa dolce con il cioccolato del Caniparoli e con le torte della Pasticceria Dianda, di pane e focaccia con il Forno Casali, e poi prende il sapore del formaggio e della Garfagnana dal Tuccori, dunque ha la forma di un carciofo e di una carota in Piazza San Salvatore: all’Ortofrutta si consigliano i prodotti di stagione km0 – modo moderno, e alquanto cretino, per definire che il produttore è locale – e si propongono assaggi di torte con le patate e le zucchine, o gustosissime frittate al farro. La nostra città delle mille botteghe continua con la pasta fresca del Favilla e con il caffè del Ninci, dove la torta di riso probabilmente non sarà biologica, ma è certamente la più buona della città. C’è poi un negozio piccolissimo, incastonato in quella strada di vetrine che è Via Santa Croce. Si chiama Bio Bio, e difende agguerritissimo la filosofia biologica proponendo alimenti, cosmesi, igiene per la casa rigorosamente italiani. Lo gestisce Rosa Mastrangelo, siciliana, una laurea in lingue e un dottorato in letterature straniere. Prima Rosa, un caschetto di capelli castani e un sorriso gentile, lavorava in pubblicità: “Avrei voluto insegnare – racconta –, il mondo della scuola però era inaccessibile. Così ho fatto la pubblicitaria alla Lindbergh, dove ho conosciuto mio marito, e a Formetica. Ma desideravo mettermi alla prova, ed eccomi qui”. Indica il suo negozio lucchesissimo – “Il design è stato progettato da Valentina Mariani di Spazio Mariani. L’interno è stato realizzato in OSB, pannelli in fibra di legno riciclato e rivestito in lichene scandinavo stabilizzato: un pezzetto di natura nel cuore della città” – zeppo di prodotti lucchesissimi che arrivano dall’Agricola Calafata, una cooperativa che produce vino, olio e miele biodinamici, proprio come l’Azienda agricola Giocondo di Catia Citti che fa anche prodotti cosmetici e sapone, e l’Azienda agricola Mede che realizza sughi e conserve varie. “Per diventare bio – spiega Rosa – le persone devono sapere e capire. Per questo motivo, condivido volentieri con i miei clienti quello che so e non smetto di documentarmi. L’interesse dei lucchesi è trasversale: l’età oscilla dai 16 ai 90 anni. La cosa bella è che in media la permanenza in negozio è di mezz’ora. In fondo, il negozio bio è un po’ slow”. Rallentare i ritmi: qualcosa di cui tutti – con il pollice verde e senza, appassionati di biologico e non – avremmo forse maggiore bisogno. Questo articolo è uscito ieri su Il Tirreno 

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