A proposito di Lucca, Toscana, Lucca

Lucca, all’orinatoio pubblico del sabato sera

pene

 

Fotografie dalla Lucca del sabato sera: adolescenti sfilano pigri per Via Fillungo, ventenni si ritrovano in Piazza Napoleone a fumare una sigaretta dietro l’altra, trentenni si siedono sugli scalini di San Paolino di fronte al Bar Zero, trentenni ingorgano via Calderia all’altezza del ReWine, trentenni assediano Piazza San Michele intorno a quello che tutti chiamano amichevolmente Peschino. Le istantanee della vita notturna comprendono brusii, musica, qualche litigio fra fidanzati alticci, ma anche bicchieri e bottiglie vuote abbandonate su qualsiasi superficie stabile e possibilmente nascosta, e soprattutto ciò che nessun agglomerato civile dovrebbe permettere: ragazzi che si nascondono in quel di Corte Portici per rendere giustizia al ruolo sociale che questo grazioso spazio ha acquisito negli anni: orinatoio a cielo aperto della città che alza il gomito. Ma, e questo certamente servirà a rincuorare i residenti, situazioni simili si ripropongono identiche in ogni antro buio e appartato del centro storico che viene momentaneamente utilizzato in sostituzione al bagno da impavidi ragazzi e ragazze. A guardare scene così, la domanda che viene in mente – al Ciclo diVino come al ReWine – è sempre la solita: perché accanirsi nel proibire la musica, quando lo scempio è decisamente un altro? In fondo, complice l’attitudine al tabacco e gli spazi ristretti di questi locali, quasi nessuno ne occupa l’interno e dunque quasi nessuno ne ascolta la produzione sonora che, a onor di cronaca, è spesso pessima. La maggior parte dei clienti si riversa per la strada, generando una cacofonica sovrapposizione di voci, di maleducazioni e di attitudini che forse dovrebbero essere contenute non negando la possibilità di organizzando serate canore, ma anticipando la chiusura dei bar incriminati o gestendone meglio la produzione dei pubblici schiamazzi che sono il reale, ed eterno, problema di chi la sera vuole riposare e non godere delle chiacchiere altrui. Questa non è una provocazione, anche se può sembrarlo. Devo allora confessare che fin da adolescente detestavo i bar. Da astemia, non capivo perché la gente si ritrovasse in posti ben definiti per chiacchierare. Ma il problema era mio e così me ne stavo a casa – in Via Fillungo come a Roma, dove per otto anni ho resistito al caos Trasteverino -, mettevo un disco e leggevo un libro sul divano. Il dubbio su che cosa ci fosse di così significativo da dirsi per tempi così lunghi rimaneva ugualmente a tormentarmi. Ma in fondo – e lo diceva Aristotele – “l’uomo è per natura un animale socievole”. Dunque con o senza musica, o con o senza bagni, deve (purtroppo) istintivamente incontrarsi.

 

 

Questo articolo è stato pubblicato ieri nella mia rubrica su Il Tirreno “A proposito di Lucca”.

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