Dalle sartine lucchesi

p-10-sarta

Brandelli di seta e di lana, un manichino su cui è stato appuntato un vestito turchese, tre macchine da cucire. E, ancora, filo di tutti i colori, abiti di fogge diverse, decine di fotografie: una mise da sposa che assomiglia a quella di una principessa – a dimostrazione che i tempi passano, ma i sogni restano -, un vestitino rosso senza maniche con centinaia di paillettes rosse, un tailleur rosa dai bottoni camoscio. È questa l’atmosfera nelle due stanze e un corridoio, pitturate di un verde acceso e accogliente, della sartoria L.D. che s’affaccia con una grande vetrata, in parte coperta da una tenda di fiori, sulla vita tranquilla e silenziosa di Via del Toro. Ed è qui, a pochi metri da Piazza del Palazzo Dipinto, che è raccolta la storia di due vite parallele: quella della proprietaria Lida Giusti – capelli alla maschietta rossi, un naso all’insù più parigino che di Ponte a Moriano, una risata contagiosa – e di Elena Zemlyan – alta, slanciata, occhi verdi e l’aria severa, ma allo stesso tempo dolce, che solo le ucraine ancora riescono ad avere.

Sono due persone diverse, ma hanno un passato simile: entrambe cominciano a lavorare a diciassette anni, la prima in una confezione di pantaloni (“ne producevamo cinquecento al giorno” ricorda) la seconda in una di abiti di lavoro al confine con la Polonia; a trent’anni lasciano la macchina da cucire e si dedicano al matrimonio. Ma quando l’amore finisce, il ritorno all’ago è naturale. In fondo, sintetizza Elena, “il cucito è un amante geloso” e i sogni sono bravi a prendere i percorsi più disparati. Non è così una sorpresa che nel 2012 Lida decida di tentare la sorte: “Tutti fallivano e le persone mi dicevano: sei pazza ad aprire!” scherza, e poi scoppia a ridere. Di fronte a noi – in questo sogno sartoriale che si è materializzato negli ultimi due anni – ci sono Sara e Barbara, che seguono uno dei corsi serali di cucito. Entrambe fanno un lavoro che lascia poco spazio alla manualità, entrambe vogliono recuperare qualcosa che non è stato trasmesso loro dalle nonne e dalle mamme, troppo impegnate a fare altro (o a dimenticare quello che erano state costrette a imparare). “È per persone così – spiega Lida – che abbiamo pensato l’Associazione di Promozione Sociale EDELVEIS, e che facciamo continuamente corsi di taglio e cucito, ricamo, maglieria. Alcuni durano tre mesi, e comprendono anche la modelleria, altri si fermano a venti ore: il tempo necessario per dare gli strumenti più importanti”. Le due allieve sorridono orgogliose mentre mi mostrano le rispettive, splendide, creazioni: una gonna nera e un abitino. In un angolo noto una pochette: l’hanno fatta i ragazzi della Tela di Penelope cui Lida ed Elena hanno insegnato a cucire l’anno scorso grazie a un progetto curato con la cooperativa Zefiro. “Sogniamo – conclude Lida – che a Lucca ritorni il gusto della sartoria e dell’abito su misura: costa quando un abito di marca media, e indossato sta a pennello. Sia a dritto che a rovescio”.

Questo articolo è uscito ieri nella mia rubrica su Il Tirreno, “A proposito di Lucca”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...