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Ma quanto è fashion la Sicilia

Marpessa, Modica, 1987

Quando Ferdinando Scianna, nel 1987, ritraeva la splendida modella olandese Marpessa a Modica, incastonata fra quattro anziane del posto, pensava al caro amico e maestro Henri Cartier-Bresson, e alla sua prima regola: mai mettere in posa il mondo. Scattava fotografie meravigliose, che sarebbero entrate nella storia e avrebbero fatto la fortuna della coppia Dolce&Gabbana, ma un po’ si sentiva in colpa per quella trasgressione. Poi, però, arrivò un bambino che cominciò a imitarlo; allora Scianna indietreggiò, lo lasciò fare e ritrovò la magia che solo gli scatti fortunati, quelli nati dalla vita e non dalla costruzione, riescono a custodire.

Marpessa, Caltagirone, 1987

Scatti in bianco e nero che dal 16 maggio, fino al 18 luglio, verranno proposti insieme ad altri frammenti di sicilianitudine a Palazzo Taverna, dove la galleria Artistocratic, in partnership con la galleria Emmeotto, presenta Sicilia Mondo. Unviaggio tanto nella genialità di Ferdinando Scianna, primo fotografo a entrare nella prestigiosissima Agenzia Magnum, quanto nel suo viscerale legame con la terra d’origine che ricorre eterna, selvaggia, religiosissima in ogni scatto, poco importa che le protagoniste siano donne impegnate in feste religiose o splendide modelle. L’attaccamento verghiano alla terra si mostra in ogni fotografia, e lo stesso Scianna ammette che, pur avendo viaggiato per tutto il mondo: “non si va mai via completamente dalla Sicilia, non si distrugge dentro di sé un’appartenenza così drammaticamente forte”.

Venerdì Santo, Enna, 1963

Un’appartenenza che ha segnato in positivo le sorti del duo per metà siciliano Dolce&Gabbana (Gabbana è milanese) e della loro quarta collezione, quella che vide Scianna fotografo alla fine degli anni Ottanta e che portò sulle passerelle il “vestito siciliano” considerato dal fashion guru Hal Rubenstein come uno dei 100 abiti più importanti mai disegnati. Da qualche anno, dopo un periodo di distanza dalla cultura siculocentrica, i due sono tornati in pieno delirio trinacrio, cominciando a firmare autonomamente le proprie campagne promozionali a base di carretti siciliani, fichi d’india, famosissime modelle e aitanti giovanotti locali, che per questa primavera sono fornai, pescatori, macellai. “Ci piace vivere, ma solo all’italiana! E raccontare quel Paese fiabesco, irreale, sognato che ha reso dappertutto famosa l’Italia” hanno spiegato, sintetizzando la loro vincente chiave glocal che viene declinata perfino nell’underwear, nella cosmetica e nei profumi dove non è possibile dimenticare Sicily, che è anche il nome di una celebre borsa della maison.

Dal-backstage-della-campagna-Primavera-Estate-2014-di-Dolce-Gabbana_main_image_object

Ma la Sicilia ispiratrice spopola e si mostra adesso in altre collezioni firmate da stilisti emergenti, come quella del giovanissimo Ivano Triolo, classe 1981, che per la primavera/estate propone donne vestite d’oro e d’argento o di Claudio di Mari, che presenta procacissime modelle abbigliate con vesti prenunziali di pizzi e merletti nella collezione Bianca di Stromboli, rigorosamente made in Sicily. A conferma delle parole di Gesualdo Bufalino, che definiva l’isola vittima di “un eccesso di identità”, arriva poi il messinese Fausto Puglisi, noto per aver inaugurato una nuova frontiera del trash nostrano durante il Festival di Sanremo 2013, quando grazie al suo abito dallo scollo inguinale l’Italia intera venne messa a conoscenza della farfallina di Belen Rodriguez. Per questa estate Puglisi predilige scenari asettici e modelle in fantasie geometriche o stampe di palme. Da decidere ancora se l’ispirazione sono le Palm Islands (Dubai) o l’Isola delle Palme (Augusta). Fatto sta che, dallo stile alle fotografie, la Sicilia diventa una moda e resta un mistero. E, allora, come diceva Leonardo Sciascia: “Sai cos’è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando”.

Sciascia, Racalmuto, 1964

 

Questo articolo è uscito su Pagina99 sabato 3 maggio 2014 

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