La depressione, intervista al Prof. Antonio Tundo

depressione

 

“Contrariamente all’opinione comune, la depressione non è solo un male dell’anima, ma una patologia che coinvolge tutto l’organismo: lo stato d’animo, i pensieri, le energie e il funzionamento generale del fisico. Una persona in depressione si sente triste e scoraggiata, perde gli interessi, rimane indifferente verso tutto ciò che di positivo gli accade, è convinta di non valere niente, non ha più fiducia in se stessa, si sente senza futuro, fa fatica a concentrarsi tanto che anche leggere un giornale o seguire la TV può essere un’impresa insormontabile, non riesce ad applicarsi sul lavoro, non ha le energie per fare nulla, persino vestirsi o lavarsi” spiega il Prof. Antonio Tundo dell’Istituto di Psicopatologia di Roma. “Cambiano tutte le abitudini: si verificano alterazioni del sonno, si comincia a mangiare a mangiare di meno, e anche il desiderio sessuale cala. Tipicamente la sofferenza è massima la mattina e si attenua nel pomeriggio-sera, quando la giornata è finita”.

Quali sono i sintomi che dovremmo imparare a riconoscere su noi stessi? Spesso la depressione è preceduta da un periodo, che può variare da qualche settimana a qualche mese, in cui sono presenti “sintomi spia” come improvvisi e ingiustificati cambiamenti di stato d’animo, facile stancabilità, ansia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, vaghi malesseri fisici (mal di testa, difficoltà a digerire), riduzione dell’appetito, disturbi del sonno. In presenza di queste manifestazioni, soprattutto se si è già sofferto di depressione, è opportuno consultare il proprio medico e avviare una cura adeguata per evitare l’instaurarsi di un episodio pieno.

Quali sono i sintomi che dovrebbero allarmare chi ci sta vicino? La maggior parte dei “sintomi spia” percepiti dalla persona che sta sviluppando un episodio depressivo sono facili da cogliere anche da chi gli vive accanto. Questi dovrebbe entrare in allarme se il proprio caro è inusualmente “pigro”, poco loquace, stanco, se si lamenta spesso per malesseri fisici che non trovano una giustificazione, se dorme male, ha poca voglia di mangiare o ha un calo del desiderio sessuale. In questo caso è utile che ne parli apertamente con la persona interessata per valutare insieme a lui l’opportunità di un consulto medico.

Come si cura? Nella maggior parte dei casi la cura della depressione prevede la prescrizione di farmaci antidepressivi, di cui sono oggi disponibili diverse classi, grazie ai quali è possibile un miglioramento nel 70-80% dei casi. La scelta del farmaco varia da persona a persona (“personalizzazione della cura”) tenendo conto del tipo di depressione (esistono numerosi sottotipi di depressione ognuno dei quali è sensibile ad alcuni ma non ad altri farmaci antidepressivi), della contemporanea presenza di altri disturbi psichici (per esempio attacchi di panico) o somatici (per esempio, pressione alta, problemi di cuore o prostata ecc…) e dell’assunzione di farmaci per altre patologie. La durata del trattamento è variabile. Se si tratta di una prima depressione, oppure se ce ne sono state in passato 1-2 altre distanti nel tempo tra loro, dopo la risoluzione completa dei sintomi (in media in 6-12 settimane) si stabilizza il risultato per ulteriori 4-6 mesi e poi si procedere alla graduale sospensione della cura. Se la persona ha già avuto 3-4 episodi è invece opportuno prolungare per periodi più lunghi, anche molti anni, la cura per evitare ulteriori ricadute. Una possibile alternativa ai farmaci, ma solo per le forme di depressione più lieve, è rappresentata dalla psicoterapia cognitivo comportamentale. Quest’ultima si utilizza spesso in associazione ai farmaci antidepressivi quando è necessario un sostegno emotivo in fase acuta oppure per affrontare eventuali problematiche psicologiche o di difficoltà di gestione dello stress, fattori che aumentano il rischio di future ricadute.

Cosa devono fare i parenti di una persona depressa? Per essere vicini in modo utile e costruttivo a chi soffre di depressione è innanzitutto importante cercare informazioni scientificamente corrette sul disturbo chiedendo aiuto al proprio medico di medicina generale e/o rivolgendosi ad una delle associazioni di volontariato che operano in questo settore a livello nazionale (per esempio, www.fondazioneidea.org). In questo modo si potranno evitare atteggiamenti che, messi in atto a fin di bene, finiscono con il peggiorare la situazione. Per esempio, è opportuno evitare di “banalizzare” la depressione attribuendola a semplice stanchezza, al troppo lavoro, allo stress o, ancora peggio, a una debolezza di carattere, a un’incapacità di reagire. Non è con la buona volontà che si supera una fase depressiva. Chi soffre di depressione ha invece bisogno di sentirsi capito e dovrebbe essere accudito esattamente come si fa con chi ha un problema fisico, per esempio un femore fratturato o una brocopolmonite. Un aiuto concreto consiste nel supportare il percorso terapeutico accompagnando il proprio caro alle visite con lo specialista, ricordandogli di assumere i farmaci, incoraggiandolo ad andare avanti con fiducia quando, nelle fasi iniziali della cura, non si vede ancora alcun cambiamento.

Parte di questa intervista è uscita su GIOIA! la settimana scorsa. 

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