Questioni di Biker

ASGER JUEL LARSEN

Esiste il vero motociclista, e quello di moda. Il primo compra abbigliamento tecnico per ripararsi dal freddo e dalla pioggia, sta attento che le scarpe siano adatte a percorrere lunghi viaggi in posizioni scomode, cerca capi che possano proteggerlo in caso di incidente. Il secondo non indosserebbe mai un casco (neanche se fosse firmato da Karl Lagerfeld), eppure ha un armadio pieno di pantaloni in pelle, perfecto e stivali da biker. A differenziare i veri biker dai fake non è il senso del ridicolo né la necessità di praticità, né la disponibilità economica o la passione motociclistica, bensì – per dirla con le parole di John Carl Flügel nella Psicologia dell’abbigliamento (FrancoAngeli) – la soddisfazione di sé. Il motociclista è l’essere protetto che seleziona i vestiti in base alla necessità, il fake è il tipo sublimato che trova nell’esibizione di abiti la felicità narcisistica.

Dimitri

“Quello che è di moda lo troverete difficilmente in un negozio di motociclisti veri, a meno che non sia un monomarca Harley-Davidson. Il biker vestito di pelle appartiene all’immaginario collettivo americano, mentre in Italia sono decisamente più diffusi gli appassionati che cercano abbigliamento tecnico per godersi al meglio la moto, preferendo materiali sintetici e cordura” spiegano da MotoAction, megastore di riferimento per tutti gli appassionati del Nord Italia. A farsi un giro fra i negozi milanesi e romani sembra proprio vero. Ormai chiodo e stivali da biker, declinati in fasce di prezzo che vanno dai cinquecento ai diecimila euro, fanno parte solo dei guardaroba di donne che cercano un look “grintoso, iconico e very rock”. Insomma, ça vasans ironie, di donne che cercano lo stile on the road attraverso dei pezzi resi dal cinema senza tempo cui la moda, oggi più che mai, ama nutrirsi. “Vampirizzare delle sottoculture per farne dei trend di massa non è cosa nuova. Nel passato è accaduto con tutte le mode giovanili, che una volta entrate nell’atmosfera dei brand spesso hanno perso tutta la loro originalità e la potenza di esprimere rabbia e disaccordo. Da anni sta accadendo anche con l’universo biker” commenta Giorgio Riello, autore de La Moda (Laterza). Non bisogna dunque sorprendersi se anche per questa stagione praticamente tutte le case di moda propongano un florilegio di pellame, declinato nel gusto classico allo stile di Jean Paul Gaultier o Yves Saint Laurent, ma anche avvolto nel lusso come riesce a fare Louis Vuitton, che crea un trionfo dell’esagerazione artigianale, o Acne, che propone un perfecto bianco dagli elaborati dettagli. Bottega Veneta suggerisce invece una versione femminile con tanto di sostenute ruches, mentre Antonio Berardi e 3.1 Philip Lim destrutturano il capo per farne il primo una jacket avvolgente, il secondo un vero e proprio soprabito, a mezze maniche, dalle tinte catarifrangenti.

 

maisonmartinmargiela pss 2014

L’imperativo è dunque quello di appropriarsi del flavor biker, declinandolo in colori e in texture differenti. Dimitri, marchio fondato a Milano nel 2007 da Dimitrios Panagiotopoulos che fa del made in Italy la sua cifra, per la primavera-estate presenta degli aderentissimi pantaloni in pelle alla caviglia dagli intensi colori. Si spinge oltre lo stilista danese Asger Juel Larsen, che indica il chiodo come un passepartout. “Voglio che i miei capi – spiega Larsen – abbiano un’anima ribelle e militare, che possano sembrare appena usciti da un manicomio, ma allo stesso tempo che mostrino la loro anima sartoriale, raffinatissima. Vengono dalle mie esperienze personali e dai miei incubi, dalla mia continua ricerca di materiali e di sovrapposizioni. Raggiungere un’estetica innovativa è quello che davvero mi interessa”. Potrebbero essere parole pronunciate dal Martin Margiela dei tempi d’oro o da Nicolas Ghesquière, quando ancora militava nelle file di Balenciaga. Invece no. Anche loro, adesso, sono allineati nel rock-bike-fake-style.

Acne Studio

 

Questo articolo è uscito la settimana scorsa su Pagina99.

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