La Versiliana dei miei dieci anni

villa_aerea_62b6c_800_800

 

La prima volta che ho sentito nominare la Versiliana avevo dieci anni. La mia vicina di ombrellone, che sarebbe diventata con le estati la mia migliore amica, ci andava tutti i pomeriggi, subito dopo l’ora della merenda. Un giorno di luglio – in cui, come sempre, eravamo state impegnate prima a rincorrerci sulla spiaggia, quindi a sfidarci a chi avrebbe resistito più tempo in apnea nella piscina dei grandi, e alla fine eravamo capitolate davanti ai bomboloni delle cinque – mi disse: “Perché non vieni anche tu?”. Mi aveva raccontato – usando quei toni favolistici che solo i bambini sanno trovare, e che il tempo rende ancora più fantasmagorici – che c’era un posto poco lontano dal nostro bagno nel quale vendevano le caramelle gommose, ti insegnavano a fare i braccialetti e ti spiegavano anche come cucire un barattolo. “Un barattolo?” le avevo domandato e lei, che aveva qualche mese meno di me, una frangetta nera e un sorriso gentile, mi aveva detto, scuotendo le spalle, come se fosse la cosa più naturale del mondo: “Sì, un barattolo. Non sai come si fa?”. “No, non credo” avevo balbettato e allora lei, sbrigativa: “Prendiamo la stoffa, la cuciamo e la avvolgiamo intorno alle confezioni dei pomodori. Vedi poi come sono belli!”. Mi sembrava assurdo che le lattine potessero essere foderate, perché erano sporche e poi, se non si stava attenti, ci si poteva tagliare. Eppure lei, con quella saggezza innata che hanno i garfagnini, continuava a dire che era proprio così e che non dovevo mettere in dubbio le sue parole. Alla fine, ero capitolata: avevo accettato l’invito e allora, seguite dalla sua sorellina Chiara e da una baby sitter di cui non ricordo il nome, eravamo andate quel pomeriggio stesso verso il luogo misterioso che era stato protagonista di tante conversazioni: La Versiliana.

Ero incerta, non sapevo ancora che quel posto lì, che in realtà era un parco e aveva una meravigliosa pineta, statue e sculture, bar, sedie e un caffè dove ogni anno parlavano persone famose, sarebbe diventato il paradiso dei miei undici, dodici e tredici anni. Ricordo perfettamente la gioia di quel pomeriggio, e una signora gentile, con i capelli biondi legati in una treccia, che ci insegnò a fare dei braccialetti colorati e poi il gelato alla crema, mangiato di nascosto, prima di cena. Me lo ricordo perché ci sporcammo tutte e una volta a casa ci nascondemmo in bagno, provando a rimediare con risultati comici: ridevamo come due pazze e quando mamma aveva aperto la porta, e ci aveva trovato così, bagnate e felici, anche lei aveva riso rinunciando ai soliti rimproveri.

In meno di un pomeriggio la Versiliana era diventata un appuntamento immancabile. Nello spazio riservato ai bambini imparavamo quello che mai avevamo pensato: i braccialetti a croce e gli scubidù a quattro colori. La mattina al mare prendevamo le ordinazioni – che colore li vuoi? Che modello? Qual è la circonferenza del tuo polso? – e il pomeriggio ci mettevamo al lavoro per portare a termine le commesse che, naturalmente, producevano per noi dei bonus al bar del bagno o una serie di “favori” come la possibilità di passare avanti alle file del biliardino o un posto riservato per le biciclette. Nei fine settimana venivano anche i genitori e ricordo perfettamente, anche se sono trascorsi quasi vent’anni, che un pomeriggio mio padre mi accompagnò a guardare il Caffè, lo spazio magico che si trovava poco distante dall’ingresso principale dove ogni pomeriggio persone elegantissime si andavano ad accomodare per ascoltare personaggi famosi. Non ho memoria, a dir la verità, di chi stesse sul palco quel giorno. Ma pensare che quest’estate con Donne che dovresti conoscere – la serie di incontri che presenterò a luglio e agosto, e che si inaugura sabato prossimo con Piera degli Esposti – potrà esserci qualche bambina che si fermerà davanti al palco e inizierà a fantasticare sul suo futuro, immaginando casomai di diventare attrice di teatro o scrittrice, mi riempie di orgoglio e di gioia. Mi fa tornare un po’ di quell’entusiasmo che avevo, a dieci anni, quando per la prima volta mi legarono al polso un bellissimo braccialetto di fili rossi e neri che avevo appena fatto io.

Forte-dei-Marmi-alla-fine-degli-anni-50_h_partb

Oggi, nella mia rubrica A proposito di Lucca su Il Tirreno

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...