Tutto, niente

Una birra non si nega a nessuno

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Quando avevo quindici anni, e questo purtroppo accadeva tredici anni fa, il sabato sera si andava a mangiare la pizza, che veniva sempre accompagnata da un bicchiere di birra, e poi – visto che eravamo tutti troppo piccoli per avere una macchina, e nessuno possedeva un motorino – toccava andare a fare un giro fra i bar della città: piazza Anfiteatro, piazza Santa Maria, Piazza San Michele. Eravamo un gruppo di adolescenti visibilmente adolescenti: facce da bambini, look da primi della classe con tanto di camicie e pullover coordinati per i maschi e twin-set con gonna al ginocchio per le ragazze, nei portafogli naturalmente solo i soldi di papà.

Fumavamo quasi tutti delle sigarette con il pacchetto azzurro che non ci venivano mai negate dai tabacchini del centro storico, nonostante la nostra età. Non ci venivano negati nemmeno boccali di birra, shottini e cocktail nei locali dove andavamo e dove si ritrovavano sempre ragazzi della nostra stessa età, dello stesso liceo spesso, che a mezzanotte dovevano stare a casa e che già alle undici e mezza continuavano a nascondere, imbarazzati, le telefonate dei genitori che categorici ripetevano: se fai ritardo, la settimana prossima non esci più. Ed è dunque un sorriso quello che mi sorprende quando un amico di famiglia, che ha da poco compiuto i sedici anni, mi racconta il suo sabato sera con il tono di una confessione maledetta.

“L’appuntamento – mi spiega – è alle 19.30 per l’aperitivo. Ci ritroviamo in piazza Santa Maria e poi decidiamo cosa fare. Se vogliamo ubriacarci subito andiamo a bere una birra, ne trovi per pochi euro fino a otto gradi, oppure ci prendiamo un bicchiere di vino con degli stuzzichini. Verso le nove ci spostiamo a mangiare un pezzo di pizza o un kebab. Se c’è qualche evento particolare, casomai un compleanno, andiamo a bere qualche shottino, in alternativa passiamo da un bar all’altro fino a quando non è l’ora di tornare a casa. Quasi nessuno ha voglia di andare fuori dalle mura, anche perché non abbiamo ancora la macchina e mezzi sbronzi non è il caso di mettersi a fare le passeggiate. Capisci cosa intendo, no?”.

Nei suoi occhi c’è tutto l’orgoglio e la convinzione di essere adulto, perché le cose che fa sono cose che a quell’età (anche se preferiresti ucciderti che ammetterlo) ti sembrano proibite, da grandi. Ti sembrano cose da universitari o da lavoratori (ranghi a cui tutti gli adolescenti aspirano), anche perché sai bene che altrimenti nessun tabaccaio o barista potrebbe venderti un pacchetto di sigarette o una birra. Le multe ci sono e sono pesanti, soprattutto per l’alcool: sanzioni amministrative che vanno dai 250 ai 1000 euro, e perfino la sospensione dell’attività, per non parlare dell’arresto (e di un anno di carcere) destinato a chi somministra bevande alcoliche a minori di sedici anni! Insomma, chi rischierebbe tanto se non fosse sicuro di servire un maggiorenne? Cosa valgono i pochi euro di una birra o di un bicchiere di vino, se paragonati alle multe (e anche alla vergogna di aver servito illegalmente un minore)?

Sono piccoli atteggiamenti di trasgressione provinciale, come spegnere la luce dell’ingresso della casa di famiglia per ingannare il coprifuoco. “I miei si addormentano, e come segnale utilizzano la luce all’ingresso: io verso mezzanotte e mezza torno a casa, spengo la luce e poi esco di nuovo. Quando mia madre si alza all’una, perché ha la sveglia sul cellulare per venire a controllarmi, vede la luce spenta e si tranquillizza. Semplice no?”. Conosco questo trucco, lo faceva anche mio fratello. E conosco anche il trucco della mentina per cancellare il sapore dell’alcol, quello del profumo spruzzato sulla giacca per annullare gli odori. Conosco quell’ebrezza che ti sorprende quando hai quindici, sedici anni e in un vicolo accendi una sigaretta. E quando in un bar ordini una birra, e nessuno ti domanda se hai qualche mese in più di quei sedici anni che invece limpidamente dimostri.

Questo articolo è stato pubblicato oggi su Il Tirreno, nella mia rubrica A proposito di Lucca.

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