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C’è mappa (e Lucca), su Marte

“La terra, fotografata dai robot sulla superficie di Marte, è una stellina che si confonde con le altre presenti nel cielo”. Parola di Andrea Pacifici, lucchese doc, che ha rinunciato alle lusinghe di metropoli internazionali per rimanere a Lucca. E da Sant’Anna disegnare le mappe di Marte. Sì, Marte: il quarto pianeta del sistema solare, il pianeta rosso (per le grandi quantità di ossido di ferro che lo ricoprono), quello dove fa quasi sempre freddo (le temperature oscillano fra 140°C e 20°C). Marte che custodisce il vulcano più alto di tutto il sistema solare – l’Olimpus Mons, che con i suoi 27 km di altezza è tre volte il nostro Everest – e che l’uomo, pur non essendoci mai stato, può studiare come se si trattasse della costa tirrenica o delle isole dell’arcipelago toscano. “Sulla Terra – mi spiega Pacifici, che ha quarant’anni, l’aria da scapestrato scienziato e un sorriso gentile – generalmente si va fisicamente sul posto, per Marte la cosa non è così semplice, e allora ci si affida ai dati inviati dalle sonde che sono in orbita attorno al pianeta. Per dare un’idea del dettaglio con cui oggi è possibile studiare i luoghi, è sufficiente pensare che se parcheggiassimo una macchina in uno dei suoi crateri saremmo in grado di riconoscerla”. Miracoli della tecnologia, che annullano le distanze (anche quando sono siderali). Miracoli di internet, che consente a Pacifici di lavorare da casa in rete con colleghi da tutte le parti del mondo. “Non sarei potuto andare via, come hanno fatto molti miei compagni. Amo la mia città, con tutti i suoi pregi, i suoi difetti e le sue contraddizioni. L’affetto per Lucca, maturato grazie a mio nonno Giuliano che l’ha studiata a fondo e che la sapeva raccontare come pochi nei suoi libri, per me si traduce anche nell’affetto per la famiglia e per gli amici”. E poi è il luogo dove tutto è cominciato perché proprio sui banchi di scuola lucchesi è iniziato il sogno di Pacifici: “Ho sempre avuto, fin da piccolo, la passione per l’astronomia. Mi affascinavano molto le fotografie dei pianeti, e in particolare il fatto che fossero tutti così diversi tra loro, oltre che dalla Terra”. Una passione che resiste agli anni e che viene alimentata dall’università. Pacifici ha infatti studiato geologia all’Università di Pisa, e poi ha conseguito un dottorato di ricerca europeo in scienze planetarie ed esobiologia presso l’Università di Pescara, arrivando a realizzare la prima carta geologica di una serie di carte planetarie pubblicate dall’Agenzia Spaziale Italiana e dalla Società Geologica Italiana.

“Adesso – racconta, come se fosse la cosa più naturale del mondo – coordino tutte le attività che riguardano le analisi geologiche e geomorfologiche dei siti di atterraggio delle due missioni europee ExoMars, che nel 2016 e nel 2018 arriveranno sul pianeta grazie a due sonde costruite a Torino. Ho il compito di realizzare mappe di vario tipo dei siti di atterraggio. Studio i dati inviati dalle sonde per stabilire se i siti scelti per l’atterraggio sono sufficientemente sicuri o se possono presentare dei rischi”. In pochi lo sanno, ma se per esempio lo spazio di atterraggio comprende rocce troppo grandi o non è sufficientemente orizzontale comporta un rischio molto alto: un errore di calcolo e la sonda potrebbe danneggiarsi colpendo una roccia o ribaltandosi durante l’atterraggio. Servono dunque calcoli e mappe molto precise. Anche mezzo centimetro può fare la differenza e mettere in discussione anni di lavoro. Insomma, non è un lavoro per approssimativi.

È una storia sorprendente, e alla fine della conversazione una domanda è inevitabile: fra tutti i pianeti, perché proprio Marte? Pacifici sorride dietro la sua lunga barba sale e pepe. Gli occhi scuri, nascosti dalla sopracciglia folte, si animano. “È più piccolo della Terra, il suo raggio è infatti circa la metà di quello terrestre, ma le strutture presenti sulla sua superficie sono enormi. E poi, è il pianeta delle contraddizioni”. Un po’ come Lucca.

Questo articolo è stato pubblicato oggi su “Il Tirreno” nella mia rubrica A proposito di Lucca.

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