A proposito di Lucca, Toscana, Lucca, Tutto, niente

Lucca, una mappa sentimentale – I

Lucca la vedi di notte, quando è passata da poco la mezzanotte. Le strade sono deserte, e le luci delicate dei lampioni rischiarano frammenti di strada: si intuiscono negozi, antichi sampietrini, vetrine, facciate di chiese e altre strade. Allora, Lucca sembra una scheggia impazzita fuori dal tempo. Potremmo essere in qualsiasi epoca, e non ci sarebbe da sorprendersi se da un palazzo sbucasse fuori una carrozza con a bordo una donna in abiti settecenteschi, o magari una damina dell’Ottocento. E allora pare un miracolo che tutta questa bellezza – la bellezza delle strade, delle piazze, del silenzio che con l’arrivo del buio si impossessa delle vie e rende tutto placido e commuovente – sia concentrata in così poco spazio. Pare un miracolo perché la vita sembra essere andata altrove nella violenza e nella sporcizia, per rimanere pulsante in dettagli che con l’alba torneranno a riempire gli sguardi e a ricordare i ritmi di una città di provincia che vive sì nella sua dolce lentezza, ma soprattutto in quei luoghi che ne hanno fatto una delle più belle città d’arte d’Italia.

Ognuno ha la sua Lucca: c’è quella della Pelleria che un tempo faceva venire paura e che con gli anni è stata addomesticata, quella elegante del Fillungo, quella rumorosa che sta tutta intorno a San Paolino, quella “periferica” di Via del Bastardo. Ogni lucchese ha la sua città, groviglio di storie e di strade, di monumenti che sono memoria. È una Lucca diversa, che vale però sempre la pena di essere raccontata. Ed è per questo che nei prossimi mesi, partendo dalle vostre suggestioni, censiremo i posti più belli della città: quelle corti da non dimenticare (come corte Biancalana, adesso ridotta a una meschina rimessa di auto), quei frammenti di mura che raccontano un mondo (una su tutte la panchina che affaccia sull’Orto Botanico e sulla storia di Lucida Mansi), e poi strade, chiese, monumenti, leggende. Ricalcando idealmente le orme dei Luoghi del Cuore del Fai daremo in questo spazio forma ai vostri ricordi, alle vostre suggestioni, alle bellezze (e alle bruttezze) della città che molto spesso sono dimenticate – perché non c’è niente di più facile che non vedere ciò che si ha sotto gli occhi! Lo faremo per condividerli con gli altri lettori, e provare così a dare loro una nuova voce costruendo una mappa sentimentale di Lucca.

Per incominciare allora ho scelto di raccontare la mia Lucca, che è tutta compresa in quel tratto di strada che mi ha fatto innamorare dopo tanti anni della città. È nel frammento di via che separa Piazza Benardini da Piazza San Michele, in quel tratto di via Santa Croce che con l’arrivo dell’orario di cena si svuota, e si spegne: si abbassano le luci delle catene di abbigliamento e di ottica, cala la saracinesca della storica ferramenta e cala il buio anche su quei fondi che un tempo ospitavano botteghe sacre del centro – una su tutte la libreria Masoni – e adesso invece mostrano soltanto che anche qui l’uniformità globalizzante ha trionfato: vestiti, vestiti ovunque e identici a quelli di altre mille città. Per me Lucca – quella moderna e quella passata – sta tutta in questo tratto di strada che si intravede quando torno a casa la sera, ed è sempre tardi, non c’è mai nessuno; a volte capita di incontrare un uomo infreddolito con un trench nero che trascina per la passeggiata serale al guinzaglio un barboncino bianco, dal muso spelacchiato e infelice, a volte una coppia di ragazzi che ti guardano ogni volta come se fosse la prima e speranzosi chiedono una monetina, adesso perché devono pagarsi l’albergo adesso perché non hanno di che mangiare. In questi duecento metri per me c’è tutta Lucca: la bellezza dei palazzi antichi che richiamano a storiche famiglie di un tempo (impossibile non ammirare la solida imponenza di Palazzo Bernardini e Palazzo Balbani), i palazzetti che sembrano stare su per miracolo e si appoggiano l’uno all’altro in un trionfo di colori e di stili, e che se alzi la testa vedi una collezione di tende: tende di merletto improvvisato che fanno pensare a giovani coppie, tende di lino che riportano la mente all’estate e a lunghe giornate di sole, tende ampie e di taffetà per alti soffitti, tende di barocco che hanno sapori antichi e ispirano sontuosi pranzi. E poi i lampioni, messi in alto, in direzione della Luna che sta incorniciata fra i tetti e sbuca sempre, la sera, con la sua luce chiara e misteriosa a vegliare sull’intera città e su questo tratto di strada che pare uscito da una cartolina, che ti commuove.

Tarocchi di Antonio Possenti. Il testo è uscito questa mattina nella mia rubrica A proposito di Lucca su 2.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...