Tentativi di perdersi a Lucca I

Capita di perdersi anche a Lucca. Penserete: è impossibile! Se tutte le strade portano a Roma, a Lucca tutte le vie conducono in Fillungo. Invece no, non è esattamente così perché c’è Lucca (e soprattutto vita) anche fuori dalla strada maestra, che con i suoi settecento metri di lunghezza e dieci di larghezza resta comunque la più lunga della città. C’è una vita fatta di negozietti che vendono paralumi di broccato, profumi di sandalo e di arancio, cornetti con una glassa bianchissima che assomiglia a neve, e poi: negozi di bambole con aria malinconica e sognante, pizzerie che inaugurano un pomeriggio di autunno e sembrano locali in riva alla spiaggia (mentre davanti hanno quell’agglomerato di cemento e sampietrini che è Piazza Santa Maria), locali notturni che paiono usciti dagli anni Quaranta e quando ci entri l’aria sa di sigaro e di passato.

C’è, dicevamo, una Lucca che finalmente dopo duemila anni sta provando a smettere di essere Fillungo-centrica e che (purtroppo e naturalmente) non solo non viene considerata a sufficienza dagli amministratori locali (provate a consultare il sito del Comune, rimarrete allibiti), ma è perfino osteggiata dalle guide e dai tour estivi: in fondo, non è più semplice fermarsi o far fermare i turisti solo per un giro in bicicletta, una passeggiata in Via Fillungo (per l’appunto!) e un caffè fra Piazza San Michele e Piazza Napoleone, casomai con una puntatina in Piazza San Martino (e uno sguardo rapido e devoto al Volto Santo)? Certamente! Ma si tratta di un grande peccato che non permette di godere appieno di quella meravigliosa (e vera) città che si allunga attraverso vicoli, piazze e corti. Di quella città che vanta palazzi con portoni che sono opere d’arte. Di quella città che, quando meno te lo aspetti, ti presenta facciate di Chiese e campanili, incantevoli giardini e, ancora, sorprendenti grovigli di strade che conducono altrove. Che, insomma, ti fanno perdere anche a Lucca.

Se volete provare a smarrirvi è facilissimo. Mentre camminate per Via Fillungo – o per Via San Paolino, Via Santa Croce, Via Elisa – prendete il primo vicolo a sinistra, poi girate ancora a destra e infine… Complimenti, ci siete riusciti! Siete anche voi ormai dentro la Lucca delle seconde strade.

La prima volta che mi è capitato avevo dieci anni, tornavo a casa dalle elementari (le Suore Dorotee, in Via del Fosso) e, siccome ero in ritardo, mi ero decisa a tentare quella che credevo essere una scorciatoia. Superfluo dire che, invece di Via Busdraghi, mi ero trovata in una via sconosciuta che era tutta un panno appeso ad asciugare con un odore di bucato e di lavanda (Via del Bastardo).

Torniamo però al nostro itinerario, e al tentativo di trovare nella città che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi qualcosa di diverso. Se tutte le gite turistiche cominciano da Piazzale Verdi, il nostro percorso inizierà dall’attiguo Piazzale San Donato, con i suoi sassolini e le altalene sempre in movimento. Ai ninnoli cinesi di Via San Paolino preferiremo la Pelleria, rione storico della città che però anticamente (XII° sec.) veniva chiamata Quojaria perché qui si lavoravano corazze, tavolacci e scudi. La Pellaria vera era invece vicino a S. Andrea, ed era la zona delle pelliccerie per eccellenza: odori acri di macellazione e di pelle trattata, nonché la necessità d’acqua, erano però comuni ad entrambi i quartieri. Quando il canale di S. Andrea venne coperto, i pellari si trasferirono: prima scelsero la zona di Piazza San Pietro Somaldi (che con l’alba ha nella facciata i colori di un’originale aurora boreale), dunque con l’arrivo di un nuovo divieto nel 1352 furono scacciati anche da lì all’insegna di “ut putredo cesset”. Esisteva zona migliore di quello spazio di strettoie e corridoi che doveva essere la Pelleria? La storia ci racconta che probabilmente no, non doveva esserci niente di meglio… Continua la prossima settimana.

Queste parole sono state pubblicate su Il Tirreno oggi, nella mia rubrica A proposito di Lucca

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