A proposito di Lucca, Lo Sbaglio, Scacchi, Toscana, Lucca, Tutto, Tutto, niente

Questioni di Scacchi

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Gli scacchi sono una magia in cui Lucca eccelle, e se non avete mai provato a giocarvi dovreste rimediare. Sedendosi davanti a una scacchiera, guardando le sessantaquattro caselle bianche e nere, ma soprattutto il proprio avversario, si prova una sorta di magica ebrezza. Un’ebrezza, a dirla tutta, un po’ sadica. La sfida infatti non sarà basata sulle proprie capacità fisiche, ma su quelle intellettive. La vittoria, o la sconfitta, saranno frutto esclusivamente della propria abilità strategica e tecnica.

Ho praticato gli scacchi per molti anni, sempre con risultati alterni. Adesso sono molti anni che ho abbandonato i tornei, ma continuo a essere convinta, a dispetto di quello che comunemente si dica, che gli scacchi siano un gioco molto violento. Non ci sono cazzotti o mosse di karate, né coltelli o pistole, siamo d’accordo. Ma questo semplicemente perché il fine non è quello di distruggere fisicamente il proprio avversario, bensì di annientarlo psicologicamente. Se i lividi con il tempo non lasciano segni sulla pelle, le sconfitte scacchistiche producono ferite ben più profonde e difficilmente dimenticabili. Niente fa più male che sentirsi con le spalle al muro – che, tradotto in gergo scacchistico, vuol dire avvertire l’approssimarsi dello scacco matto – perché non ci sono compagni su cui scaricare la colpa, né giudici che probabilmente non hanno visto un fuori gioco. La colpa è esclusivamente propria: aver calcolato male una mossa, non aver risposto bene a un’avanzata, aver sottovalutato un attacco. Ogni singola variazione della posizione comporta, un po’ come nella vita, una conseguenza. Il grande campione Michail Botvinnik era solito dire “Gli scacchi sono l’arte che esprime la bellezza della logica”, ma io ultimamente preferisco la massima del francese Joel Lautier secondo cui “Ogni volta che si perde davanti alla scacchiera, perdiamo una parte di noi stessi”. Forse anche per questo ho smesso senza rimpianti. A tal proposito, ricordo ancora quando almeno dieci anni fa – si trattava di un campionato scolastico per il quale ero stata chiamata a rappresentare con una strampalata squadra il Liceo Classico Machiavelli a Pesaro – persi tragicamente con una giocatrice sarda, che sedendosi al tavolo mi aveva affrontato dicendo “tanto giochi la partita del centro”. Sapere che qualcuno le avesse rivelato i miei piani, mi aveva mandato su tutte le furie, facendomi perdere la concentrazione. Non senza vergogna ammetto che la minacciai, giurandole “ti aspetto fuori”. Purtroppo non se ne fece nulla.

Di aneddoti molto più divertenti nel mondo scacchistico ce ne sono comunque a centinaia, e molti sono quelli che si rivelano durante ogni torneo. Anche per questo – oltre che per vedere grandi giocatori all’opera – vi consiglio il prossimo fine settimana di fare un salto a Palazzo Guinigi. È qui che si svolgerà la XXVII° edizione del Festival Internazionale “Città di Lucca”, fiore all’occhiello della nostra città cui parteciperanno numerosi scacchisti internazionali. A garantire la vitalità e la serietà dell’evento sono Riccardo Del Dotto e suo padre Luigi, che con una modestia tutta lucchese dal 1984 – anno della fondazione dell’Associazione Scacchistica Lucchese – promuovono il gioco del Re in città. Negli anni hanno avuto molti successi, allevando i talenti più abili di tutta la Toscana e non solo, proponendo un porto sicuro per gli appassionati nella sede dell’Associazione sulla Via Pisana. Se non sapete giocare, non preoccupatevi. La maggior parte di quelli che si affacciano sulle altrui scacchiere non hanno idea di cosa realmente vi accada, ma l’atmosfera val bene una capatina. In fondo, come diceva Marcel Duchamp: “I giocatori di scacchi sono dei pazzi di una certa qualità, proprio come dovrebbero essere gli artisti (che in generale non lo sono)”.

Questo articolo è stato pubblicato oggi nella mia rubrica A proposito di Lucca su Il Tirreno.

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