Lucca, l’archivio arcivescovile

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A Lucca c’è un piccolo gioiello. Se ne sta ai bordi della città, proprio a ridosso della Cattedrale di San Martino, separato dal mondo da uno splendido portone in legno settecentesco e da due rampe di scale. Si tratta dell’Archivio Arcivescovile di Lucca, luogo di antica e intatta bellezza, che ospita migliaia di documenti antichissimi, e spesso unici. Non a caso le carte altomedioevali che custodisce sono state inserite dall’Unesco nel 2012 nel Registro della Memoria del Mondo. In quel registro, ovvero, che dal 1992 individua e tutela archivi e documenti storici come testi, manoscritti, spartiti, immagini, registrazioni e filmati: frammenti di storia del nostro pianeta prodotti dall’uomo con parole, note, matita. La visita la vale già la sede: il palazzo Arcivescovile, il cui primo nucleo è stato eretto la prima metà del XIII secolo sui resti di antiche mura romane e che con il tempo – di pari passo con la fortuna della Chiesa e della stessa città – ha giovato di un continuo ingrandimento.

Ad accogliermi c’è Lorenzo Maffei che insieme a Laura Macchi è il responsabile della didattica, che ogni anno accoglie 400 studenti delle scuole superiori e gruppi selezionati che fanno richiesta attraverso la mail dedicata (didattica.archivio@diocesilucca.it). Iniziamo subito dalla splendida sala della consultazione, che è una perfetta sintesi della sontuosità che un tempo costituiva il cuore del palazzo: meravigliosi broccati settecenteschi sono messi a coprire degli affreschi seicenteschi, che qui e lì si intravedono quando la stoffa si fa più sottile. La sala, con lunghi tavoli di legno e poltrone in cuoio, è circondata da alte librerie che custodiscono volumi di cento, duecento, trecento anni fa e ogni anno viene utilizzata da quasi 200 persone. “La consultazione – mi spiega Maffei – è richiesta prevalentemente da tre tipi di persone: medievisti,  appassionati di storia locale e persone interessate a fare delle ricerche genealogiche tanto per curiosità quanto, magari, per richiedere la cittadinanza visto che gli archivi diocesani sono considerati documenti validi per le richieste fino a prima dell’Unità d’Italia”. Sono numerose le domande che vengono dal Sud America e dall’Australia, e non è affatto raro incontrare cileni o argentini alla ricerca dell’antico sangue garfagnino o versiliese. “Nella nostra soffitta immensa – continua Maffei – è custodita tutta la storia di Lucca. Ci sono infatti i documenti di battesimo, ma anche di matrimonio e morte, che dal 1600 vengono prodotti in tutta la provincia. Il prete, infatti, è obbligato a farne due copie: una resta nella sua parrocchia, una invece viene mandata a noi”. Ma la fama dell’archivio, che conserva oltre 25 fondi, è dovuta soprattuto ai 13mila documenti che ospita: sono ripartiti in 5 raccolte, e le pergamene hanno uno spazio a sé. Uno spazio che ha qualcosa di magico. Una grande stanza con degli alti mobili in cipresso, che quando si aprono fanno trattenere il fiato. Sembra di entrare in contatto con la storia. Sembra di sfiorare il tempo a guardare una delle pergamene più antiche d’Italia (713-714), ad accarezzare con lo sguardo le 155 pergamene longobarde adesso in mostra, a scoprire le cinque pergamene delle duchesse e contesse di Canossa. Ma, naturalmente, le parole non servono a descrivere la sorpresa delle bolle papali e di tutta quella sterminata mole di storia e di vita che l’Archivio custodisce. A dirigerlo adesso è Don Marcello Brunini, psicologo e insegnante di teologia spirituale, che è presbitero della Chiesa di Lucca dal 1975; insieme a lui lavorano nella lunga sequenza di stanze, che si aprono al visitatore con una straordinaria e avvolgente sequenza, altre dieci persone, fra cui Valentina Cappellini, Tommaso Maria Rossi, Gaia Elisabetta autori, fra l’altro, del bel libro “Disegnare a Lucca” (Maria Pacini Fazzi, pp. 65) la cui lettura gioverebbe tanto agli appassionati di storia locale, quanto a chi voglia fare un viaggio nel passato: da San Ponziano al Convento di San Giorgio, la storia dei monumenti ecclesiastici del XVI-XVIII secolo è ricostruita con dovizia di particolari e con splendide immagini. L’ennesima prova della straordinaria ricchezza, e bellezza, di questo piccolo gioiello forse troppo spesso dimenticato.

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