In libreria, Libri, Tutto, niente

L’ultimo libro del 2015

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“Un celebre filosofo tedesco scrisse, alla fine del suo studio più importante, che la civetta di Minerva, simbolo della Sapienza, si alza in volo sul far della sera. Soltanto alla fine ci apparirebbe chiaro tutto il significato della nostra esistenza. Poco prima che si spenga definitivamente la nostra luce abbiamo un’illuminazione che ci fa diventare saggi e cogliere la verità su tutto il passato. Proprio Hegel, spegnendosi a Berlino il 14 novembre 1831, pare avesse detto, esalando l’ultimo respiro, al suo studente prediletto: Solo tu mi hai sempre capito. E non mi hai capito del tutto“*. 

Credo che La memoria di Elvira sarà l’ultimo libro che riuscirò a terminare nel 2015. E sono felice che sia proprio questo libro Sellerio, il numero 1000 della collana voluta proprio da Elvira con il marito Enzo e Leonardo Sciascia, a chiudere questo anno. E’ una lettura di ricordo, perché sono proprio i ricordi di autori, amici e vecchi compagni d’avventura (tutti nomi di primissimo piano del panorama nazionale) quelli che lo compongono. E’ una lettura di libri perché i libri sono gli unici, amatissimi protagonisti con i loro molti riferimenti e leggendolo ne ho acquistati due, ben colpevole di non averli mai letti prima: L’ultima provincia di Luisa Adorno e Il fiore azzurro di Penelope Fitzgerald. Naturalmente, entrambi pubblicati nella medesima collana blu. Naturalmente, non esiste al mondo niente di più bello di un libro che si fa catena per altri libri, che saranno a loro volta catena per altri ancora…

Il ritratto che viene restituito di Elvira Sellerio è quello di una donna decisa e instancabile, dalle interminabili sigarette e dall’attaccamento alla terra che così tanto mi affligge. Leggere La memoria di Elvira è stato entrare in un tempo parallelo che non si frenerà mai, perché tale è stata la forza e la capacità di questa donna di costruire mondi attraverso i libri da inventare paradisi di carta per tutti.

Ci sono costellazioni di frasi e concetti che da soli valgono la lettura perché “si è giovani senza saperlo” e, soprattutto, come era solita ripetere Elvira Sellerio (lo ricorda Alessandra Lavagnino): “Bada che non è proibito dire la verità: non sempre. Questo nessuno lo capisce. Prendono la verità per menzogna e viceversa: dipende dal narratore. Vedi Dante… Ma non devi pensare queste cose. Tu scrivi!”.

 

 

* dal racconto, incluso del libro, di Francesco M. Cataluccio L’ultimo “deve essere” di Elvira Sellerio. 
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