Perché non fai lo scontrino?

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Anno nuovo, vecchie abitudini: non fare scontrini. Può sembrare irreale, ma è quello che continua ad accadere – nonostante i controlli, nonostante le multe – in numerosi esercizi del centro storico. Naturalmente si parla di “alcuni” esercenti (non di tutti) che a “taluni” clienti (c’è da augurarselo, che non sia pratica estesa all’intera clientela) non battono lo scontrino o, peggio, porgono quel ridicolo riepilogo emesso dalla bilancia su cui pesano le merci. Riepilogo, manco a specificarlo, che non ha il minimo valore fiscale.

Di questi commercianti sbadati – perché nel nostro Paese il diritto d’innocenza è dovuto, fino a prova contraria – ne conosco più di una manciata nel centro di Lucca, che si declinano in botteghe della tradizione e di caffè. E fra le numerose botteghe che vendono frutta e verdura, carne, latte e pane a volte mi servo da una, particolarmente graziosa e fornita, che dimentica continuamente di fare lo scontrino e che ha l’abitudine – certamente comoda, ma poco igienica – di toccare con le medesime dita soldi, alimenti e sacchetti di plastica. Non è dunque raro che la commessa affetti del pane, tagli del prosciutto, faccia il resto e metta in un sacchetto senza utilizzare guanti o altri artefici volti a limitare la contaminazione e preservare l’igienicità del venduto. Ma il tutto si svolge con una naturalezza e con un sorriso così disarmante, con una così profonda affabilità, da far annullare ogni desiderio di recriminare sia quando non viene fornito niente sia quando viene allungato non lo scontrino, ma il sopracitato riepilogo. Riepilogo che, a dirla tutta, con un certo sadismo metto sempre da parte, a conferma di quanto siano profondamente gentili e scorretti, e a dimostrazione che lì no, non bisogna più andarci. Naturalmente appena se ne presenta l’occasione – il latte che manca, una cena per cui tardi ci si rende conto di non avere il pane, un pranzo per cui l’insalata è poca – diventa necessario però andare dal grazioso bottegaio che con la divisa bianca e intonsa chiederà, sorridendo: “Cosa posso darle?”. Davanti a cotanta disponibilità e candore, sarà allora difficile resistere e dunque, oltre al suddetto ingrediente mancante, ci si lascerà tentare dal buon formaggio garfagnino o da altre prelibatezze esposte. E allora con incredibile puntualità la signora commessa ti porgerà il sacchetto e pronuncerà a voce quanto devi pagare: una cifra, a dire il vero, quasi sempre consona che non dà adito a discussioni. Poi la vedrai mettere – almeno a me lo mette, perché più volte mi sono lamentata della mancanza di scontrino – nel sacchetto una cosa bianca: “ecco, finalmente hanno preso l’abitudine a fare lo scontrino” penserai.  E invece no, sbagliato! Si tratterà naturalmente nel suddetto riepilogo di bilancia che non vale a niente, che è un promemoria dell’acquistato e mostra solo il dettaglio della spesa. Mica fa pagare le tasse al simpatico e sbadatissimo commerciante. Credevo fosse capitato solo a me, ma ho cominciato a osservare il modus operandi del personale e quando anche un amico mi ha domandato: “Flavia, ma il bottegaio te lo fa mai lo scontrino?” ho capito che il trattamento di favore era destinato con una generosità sorprendente a più persone. Urge insomma per iniziare il nuovo anno che non solo i negozi di catena facciano lo scontrino, ma che questa bella abitudine sia condivisa anche da “alcuni” esercenti (non tutti) che a “taluni” clienti dimenticano di fare lo scontrino. E ricordate (che siate clienti o bottegai): il fosforo, per i crolli di memoria, può essere un ottimo alleato.

Questo articolo è apparso oggi nella mia rubrica su Il Tirreno “A proposito di Lucca”.

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