Carta Canta

 

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Chiudete gli occhi. Immaginate di sentire del vento che si infila fra gli alberi, e si fa sempre più intenso. Ogni secondo di più. E poi l’acqua, un rumore d’acqua sottile che scende sulle rocce, e gocciola. Un po’ come un rubinetto aperto, la stessa precisa insistenza, solo che intorno c’è un bosco e in lontananza un fiume.

Inizia così il mio viaggio nella carta e nelle cartiere fra Lucca e Pescia, in quella terra di mezzo che sta fra il passato e il futuro. Fra la tradizione – che in molti recuperano, come il gruppo pratici del Museo della Carta di Pietrabuona – e il futuro delle immense industrie di tissue che si rincorrono fra Capannori e Porcari.

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Un viaggio intorno alla cellulosa. In fondo, tutti abbiamo a che fare con la carta. Per molti è solo un foglio su cui scrivere. Un tovagliolo che serve per asciugarsi le labbra prima di bere, a tavola. La carta velina che troviamo nelle scarpe. Uno scatolone in cartone dentro cui mettere le proprie cose prima di fare un trasloco. La carta da forno su cui sistemiamo la pasta sfoglia, qualche istante prima di infornare. Per altri la carta invece è il lavoro che permette di andare avanti, la tradizione artigianale della propria famiglia, il modo per sbarcare il lunario. Come dicevo poco fa, è il passato, il presente, il futuro. Almeno per molti in quel triangolo di carta che si estende fra Lucca e Pistoia, dove la carta è stata, ed è, la vita. Come a Biecina, il cuore della Svizzera Pesciatina, una gola che come un labirinto si estende alle pendici di monti delicati, che nell’autunno luminoso si tingono di rosso, con le foglie che svolazzano per la lunga strada. Un tempo qui c’era uno dei più fiorenti distretti cartari d’Italia. E in quella strada dove siamo stati poco fa – quella dell’acqua che gocciola come dal rubinetto, con il vento fra gli alberi -, la strada che da Bagni di Lucca scende verso la valle, un tempo tutti vivevano di carta. Benabbio, Boveglio, Biecina, Botticino, Villa Basilica sono solo alcuni nomi dei piccoli paesi che si affacciavano sulla Strada Provinciale 55. La strada della carta. Adesso sono rimasti in una manciata. Ed è proprio da questo distretto – che racconta quello che sarebbe potuto essere soprattutto in confronto al successo della nostra Lucca che è riuscita a creare nei territori fra Porcari e Capannori il più importante distretto cartario europeo per la produzione di tissue – che parte il mio viaggio, che è un documentario che sarà in onda da domani sera e per tutta la settimana su Radio3 Rai.

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Un documentario che è fatto di rumori piccoli: il rumore del pillo che gira e rigira sulla poltiglia, trasformando quel niente che è carta da cestinare – e che allora, un tempo, erano stracci o paglia – in qualcosa. Il rumore di braccia che si piegano, del fiato che si fa affanno, e poi un ronzio di sottofondo che è il cuore della macchina. Il rumore della cartiera. Il rumore della materia che si trasforma. Il rumore della magia. Un rumore che a Lucca è sempre uguale, un ronzio perpetuo. Ed è così – fra interviste e ricordi, fra fiere e attimi di vita personale – che provo a svelare l’anima delle cartiere, tanto quelle vecchie quanto quelle moderne. Non è stato semplice. Tutto apparentemente sembra immediato. Ogni passaggio produttivo, come in qualsiasi industria che funzioni, è però regolato al secondo. Per prima cosa, la carta viene macinata fino a farne una poltiglia, l’impasto è trasferito attraverso delle pompe e tubazioni prima nelle tine di stoccaggio e dunque in quelle della macchina, per poi raggiungere la macchina da carta. Da questo miscuglio, spesso poco omogeneo, viene drenata l’acqua. La carta appena nata viene allora trasportata con un feltro fino alla pressa, che schiaccia ulteriormente il foglio. E il foglio viene poi trasferito verso il monolucido, un grande cilindro di ghisa o di acciaio, che con la sua altissima temperatura e il soffiaggio di aria calda fa completamente asciugare la carta che diventa lucida. E allora calda, profumata di nuovo, la carta esce fuori dalla catena di produzione per venire tagliata e incartata. Un processo sempre uguale, che porta nel mondo l’eccellenza di Lucca. Adesso, più di cento anni fa.

Questo articolo è uscito oggi su Il Tirreno, nella mia rubrica “A proposito di Lucca”. Il documentario Carta Canta – Viaggio nel mondo della carta fra tradizione e innovazione andrà in onda a partire da domani pomeriggio e per tutta la settimana alle 19.45 su Radio3 Rai nel programma Tre Soldi a cura di Fabiana Carobolante, Daria Corrias, Ornella Bellucci, Lorenzo Pavolini e Elisabetta Parisi. Qui l’audio e qui il podcast.

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