A proposito di Lucca, Cibo, Tutto, niente, Vegan

Lucca formato veg(ano) & veg(etariano)

Vegan-Symbol

A Roma Termini è difficile incontrare un amico per caso. Eppure l’altro giorno, nel marasma dei pendolari che fanno la spola fra Firenze e Roma, nella folla ho ritrovato Martina Donati, cara amica autrice, qualche mese fa, del fortunato “Keep Calm e diventa Vegano” (Newton&Compton Editori). Martina è una di quelle che non riescono a stare ferme un secondo: fanno mille cose contemporaneamente, altre mille le pensano e nel frattempo, come se non bastasse, ti trasmettono un’energia incontenibile. Ed è un’energia incontestabilmente vegana perché la filosofia etico-alimentar-salutistica è il cuore di tutto quello che Martina fa e divulga. Sono ben lontani gli eccessi della moglie di Fausto Brizzi – ispiratrice e vittima de Ho sposato una vegana, pubblicato per Einaudi, e in testa alle classifiche dei libri più venduti in Italia da svariate settimana -, eppure viene da chiedersi: ma come fa? Ma come fa, insomma, a essere vegana in un Paese come il nostro che non è affatto predisposto a un’alimentazione fuori regime? Certo, le cose stanno cambiando. E in  Italia ci sono adesso fra i 400mila e i 700mila vegani, con una crescita del 15% annua. Circa il 3% della popolazione italiana è vegana mentre il 6% è vegetariana, e lo fa per ragioni etiche (31%), salutistiche (24%) e ambientali (9%). Se essere vegetariani è tutto sommato semplice (per i più rigorosi basta eliminare carne, pesce e uova), essere vegani non lo è affatto perché il burro e le uova le trovi dove meno te lo aspetti, per non parlare del latte che è letteralmente ovunque. L’alternativa dunque per chi vuole avere, o provare ad avere come me, un’alimentazione che escluda carne, pesce e alimenti di origine animale (a cominciare dunque da latte e burro, e da tutto ciò che questi possono generare) è cucinare, trovare delle persone compiacenti e disposti a modificare il menù famigliare (come la propria famiglia, e la propria suocera), cercare dei “rifugi” gastronomici vegan friendly. Sicuramente utilizzare l’olio al posto del burro è un buon inizio, e di questi tempi di Extra Lucca le suggestioni non mancano. Ci si renderà conto comunque, anche soltanto facendo la spesa, di una serie di prodotti mai immaginati: pasta fatta al 100% da ceci, lenticchie o fagioli (fondamentali fonti di proteine), latte di soya ma anche latte di cocco e poi pasta di shirataki (radice del konjac, pianta nativa asiatica). Per non parlare delle proposte locali, a cominciare dal mercato contadino che tutti i sabati si tiene al Foro Boario e dagli agricoltori biologici come L’Azienda Agricola Orto Biologico (www.ortobio.org) che permette di ordinare direttamente dal web e consegna a domicilio prodotti raccolti in giornata. La regola è sempre la solita: appena si genera una domanda, immediatamente il mercato si adatta. Anche Lucca dunque sta diventando un florilegio di ristoranti che propongono alimenti solo vegani o menù vegetariani. Il primo, che vive di una filosofia tutta personale e che sta aperto in media solo due giorni a settimana, è il Chicco di Riso associazione culturale che sulla circonvallazione ha attrezzato un appartamento per incontri, preparazioni e consumazioni collettive di cibi naturali e sani. I proprietari sono Claudio, milanese, e Silvia, pugliese, che qualche anno fa hanno deciso di cambiare vita. Esattamente come nei film: “Ci siamo orientati – mi spiega Silvia – verso uno stile di vita più naturale. Naturopatia, Shiatsu, alimentazione naturale: abbiamo approfondito queste tematiche e iniziato un percorso che è anche di crescita interiore. Con Chicco di riso offriamo, per i nostri soci, dei corsi e una cucina a base di ingredienti km0 e del tutto naturali. Quindi niente prodotti chimici, zucchero, farina00, olio di palma, grassi idrogenati”. Menù completo a € 15, e solo su prenotazione. Una buona alternativa per dei pasti sani e microbiotici. Anche a Lucca. C’è poi Nanda’s che propone però perlopiù burger e dolcetti, gustosi e salutari (per quanto un panino possa esserlo). Non è del tutto vegan (e nemmeno veg) Soup in town, che nel cuore della città propone zuppe, insalate e piatti del giorno in tempi rapidi e con prezzi contenuti. Rispetto a qualche anno fa le cose stanno cambiando. Vuoi perché “nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana” (Albert Einstein) vuoi perché “Non si può mangiare ciò che ha un volto” (Paul McCartney).

Questo articolo è stato pubblicato oggi nella mia rubrica A proposito di Lucca su Il Tirreno.

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2 thoughts on “Lucca formato veg(ano) & veg(etariano)”

  1. Complimenti per l’articolo Flavia! Per chi a Lucca e dintorni è interessato alla cucina naturale Macrobiotica Biologica e Vegana, dal 1992 esiste l’Associazione Culturale Gioia di Vivere, che da moltissimi anni propone corsi di cucina vegan e vere e proprie Scuole di Formazione aperte a tutti. Inoltre vengono organizzati spesso eventi, showcooking e cene sociali 100% cruelty-free, presso l’Associazione e in vari locali della lucchesia. 🙂

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