Per l’8 marzo regaliamo un fiore di origami

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Oggi provate a regalare non mimose, ma fiori carta. Regalate origami, fatti con fogli di giornale e magari di libri. Sui social network non pubblicate foto di cene con le amiche, o di aperitivi in minigonna. Non soltanto almeno. Se l’otto marzo nasce per ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne, continuiamo allora a gioire per quello che è stato ottenuto, ma non dimentichiamo quanto c’è ancora da fare. Una strada la suggerisce Amnesty International che lancia la campagna #maipiùsposebambine: un hashtag sul web, e dei fiori di carta da consegnare all’ambasciata italiana del Burkina Faso il 15 aprile. Per l’occasione sono arrivate in Italia Hortence Lougué, attivista per i diritti delle donne in Burkina Faso. Lougué conduce progetti per sostenere l’istruzione delle ragazze che affrontano il matrimonio precoce e forzato anche in giovanissima età, e lotta contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili. Un sorriso gentile e occhi scuri, impenetrabili, mi racconta con il suo francese delicato, abituato a ingentilire l’orrore, il dramma taciuto delle spose bambine: “Sposarsi a sette, otto, nove anni. Fare un figlio a dieci, con un uomo venti, trent’anni più grande. E’ questo il destino delle bimbe del Burkina Faso, che sono costrette a diventare presto grandi, e non conoscono né l’odore delle mimose, né tantomeno il potere dei loro diritti”.

Il loro destino è comune a 13,5 milioni di ragazze che, ogni anno, sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini più vecchi di loro. 37 mila bambine ogni giorno. Più o meno quante quelle di un comune mediamente popoloso della nostra Toscana. I numeri non sono le storie, ma le storie raccontano. Perché in questi numeri c’è la storia di chi, come Maria, a 13 anni è stata costretta a sposare un uomo di 70 anni che aveva già cinque mogli. Quando ha provato a rifiutarsi, si è sentita dire dal proprio padre: Se non ti congiungi a tuo marito, ti uccido. “Maria allora è scappata. Ha camminato per oltre tre giorni da sola. Ha messo fra lei e la sua famiglia quasi 200 km, e ha cercato aiuto in un centro per adolescenti. Sembrano storie folli, ma sono le vicende che ogni giorno viviamo e a cui proviamo a dare un finale felice” continua Kiswendsida Noelie Kouragio, coordinatrice nazionale dell’attivismo giovanile per Amnesty International Burkina Faso.

In questo Paese nel cuore dell’Africa Occidentale, il matrimonio forzato è la regola, soprattutto nelle campagne. Secondo l’Unicef oltre il 52% delle donne è costretta a sposarsi prima dei 18 anni. Di queste oltre il 10% è obbligata a convolare a nozze forzate prima dei 15 anni. La differenza media di età fra i coniugi è di 35 anni, con picchi anche di cinquanta. “In Burkina Faso, i mariti hanno potere assoluto sulle donne – conclude Hortence Lougué -. Decidono quanti figli devono avere, e le utilizzano come delle domestiche. La violenza sessuale e la violenza fisica sono all’ordine del giorno. Le donne non studiano, tanto è vero che solo sei ragazze su dieci hanno accesso all’istruzione. Le donne hanno una vita ben definita davanti: a 19 anni la maggior parte è sposata, e più della metà ha già dei figli. Per far cambiare le cose, deve cambiare la mentalità della gente. Deve arrivare la cultura, l’idea che ogni donna è uguale all’uomo”.

Questo pezzo è stato pubblicato oggi su Il Tirreno.

 

 

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