Tutto, niente

Di giovane talento, e aspirazioni

L’Italia del 2016 non è più terra di poeti, artisti ed eroi. È, piuttosto, casa di aspiranti cuochi, scrittori e stilisti. La moda e il suo celeberrimo made in Italy in questi anni di social network e apparenza si stanno rivelando come una miniera d’argento che promette, da un momento all’altro, di trasformarsi per pochi fortunati in oro (vedi box). Insieme ai desideri di moda, fioriscono scuole e accademie, siti che giurano visibilità, reality show, manifestazioni, premi e naturalmente finanziamenti alle imprese.

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Tracciare l’identikit dello stilista emergente d’oggi però non è affatto semplice. Solitamente ha un cuore green – tanto per un aumento della coscienza ambientalista personale, quanto per la possibilità di andare a intercettare quella nicchia di mercato che secondo le stime è formata dall’8% degli italiani -, parte con un capitale minimo e il più delle volte personale.

Una sintesi perfetta è quella rappresentata da Andrea Cilli, 27 anni, uno dei fondatori di Sunboo che produce occhiali da sole con materiali sostenibili. Il punto di partenza è nel 2012, con solo cinquemila euro. Giusto il minimo per costituire la società e iniziare a produrre la prima collezione con la fiducia degli artigiani. “Siamo partiti dal bamboo – racconta Cilli – perché era un prodotto che conoscevo bene, e che avevo più volte incontrato nel mondo in cui lavoravo prima: gli skate. Io e Andrea Bolfo, il mio socio, abbiamo messo a punto l’idea per un anno e mezzo, progettandone tutti gli aspetti, dal design alla presentazione. Il riscontro è arrivato subito. Nel primo anno abbiamo venduto un migliaio di pezzi”.

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Intelligentemente, i due soci hanno deciso di non adottare un unico distributore per tutto il territorio italiano, ma di selezionare degli agenti e di costruire in modo indipendente la loro rete commerciale. Scegliendo a uno a uno i negozi in cui venire presentati, preferendo quelli con prodotti di alta moda e di design, hanno fatto centro. “Aver lavorato per anni nel negozio di famiglia – continua Cilli -, mi è stato molto utile. Adesso con la nostra collezione di 50 varianti (quando una collezione di moda ne conta in media 200, ndr) vendiamo 5000 pezzi, ma quest’anno puntiamo ai 6000. Adesso vogliamo innovare con l’acetato, utilizzando solventi totalmente naturali”. Gli occhiali, che sono disegnati dai fondatori con il supporto di un team di fattibilità, vengono prodotti a Belluno; quelli in bamboo invece sono realizzati in Cina e in Giappone, in piccoli laboratori conosciuti attraverso il web e con viaggi sul posto. In soli quattro anni, questa piccola start up nata in sordina, adesso è l’occupazione ufficiale per sette persone e conta un indotto di diverse decine di artigiani in giro per il mondo. Magia dell’ecosostenibile, che è anche la chiave del successo della trentenne Marta Antonelli di Ligneah.

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Continua, oggi e per tutta la settimana, su Pagina99

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