A proposito di Lucca, Tutto, niente

I giorni dopo, un assaggio

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Ho passato le ultime due settimane con il fango fino alle ginocchia. E se non era fango, erano macerie. E se non erano macerie era la disperazione, la solitudine, la paura di chi avevo intorno. Disperazione, solitudine e paura che coincideva con la mia. Perché la terra fra Marche e Umbria non smette di tremare, e quando vibra non c’è niente a cui aggrapparsi. I propri punti fermi crollano, collassano gli uni sugli altri, diventano macerie interiori, mattoni frantumati su altri mattoni. Resta, come unica opzione cui aggrapparsi, quella di aspettare. Un’attesa interminabile, anche se sono solo secondi. Il tempo, quando il pavimento trema, non ha più dimensione. “Il terremoto – mi ha detto a Camerino una ragazza greca, lunghi capelli rossi, occhi verdi e spauriti – è una voragine: ha il rumore delle cose che finiscono, e porta tutto con sé. Ora io non ho una casa, non ho più i libri, gli sciacalli mi sono entrati in camera e mi hanno anche rubato i documenti e i pochi soldi che avevo”. Storie così – ma anche storie molto più drammatiche, di gente che ha perso tutto e che adesso possiede solo i vestiti indossati, di gente che aveva due case e ora dorme per strada, di anziani che non comprendono come sia potuto succedere e ripetono solo, in trance e per mille volte: è finita – ne trovi a decine. E ti si riempiono ogni volta gli occhi di lacrime, e pensi: e se succedesse a me? E se succedesse a me di alzarmi una mattina e di non avere più niente? E se succedesse a me di dover correre fuori di casa nel cuore della notte, in pigiama, arraffando solo la coperta? Al dolore della perdita, si somma quello dello smarrimento della comunità: i simboli cadono, si frantumano e vengono inghiottiti nelle zone rosse. A Camerino il paese è chiuso: sbarrato, si dice, per i prossimi vent’anni. Lo stesso a Tolentino, dove ho visitato una Chiesa cinquecentesca la cui volta era crollata: un cumulo di macerie, solo macerie, calcinacci e chiodi; alla parete un enorme quadro dell’annunciazione, forse a opera di Caravaggio. Sempre a Tolentino, sulle scale del Comune (inagibile), mi sono sentita chiedere: “Ma di dove sei?”. Era un vigile del fuoco, Giordano Serafini, capelli scuri e occhi verdi. “Di Lucca, perché?”. E lui allora è scoppiato a ridere: “Anche io!”. E di Lucca, per inciso, era anche il fonico Marco Buti che della nostra città realizzò anni fa un prezioso documentario, e che adesso vive in Emilia Romagna. “Faccio il vigile del fuoco – mi ha spiegato – da 13 anni, e questa non è la prima emergenza post-terremoto dove presto servizio. Nel 1997, in Umbria, ero militare nei vigili del fuoco. E poi sono stato nel 2004 Brescia, nel 2009 Aquila, nel 2012 in Emilia. Sono otto giorni che sono qui. Le persone qui sono fiere, accoglienti, purtroppo disperate”. Disperato come chi non ha nulla, oltre se stesso. La situazione è così ovunque: a Castelluccio, dove si arriva solo in elicottero, la vita è ferma e isolata. A Norcia si va in zona rossa come in una zona di guerra: ovunque macerie, e la terra che si scuote tutta. Ma non finisce qui. Perché poi ci sono Visso, Muccia, Matelica… Nomi che sembrano quelli di un rosario, e snocciolarli è vedere crollare il cuore artistico dell’Italia, e dell’Europa. A una manciata di chilometri da Spoleto, sempre con le telecamere a seguito (per un documentario che andrà in onda mercoledì sera su Rai1), siamo entrati nel caveau super segreto dove le opere recuperate dalle Chiese e dai palazzi crollati trovano rifugio (e probabilmente anche restauro). E lì, guardando delle meravigliose Madonne lignee, e dipinti rinascimentali, e pale d’altare alte sei metri ho trovato racchiuso il senso di questo terremoto, di quello che stiamo perdendo, della poca forza
che stiamo mettendo per difendere ciò che in prestito ci è stato dato, e che invece intatto dovremo restituire: la bellezza della nostra arte, che non è bellezza estetica, ma bellezza di senso, di radici, di profondità. La bellezza che racchiude il potere della storia. Di quello che siamo stati. Di quello che forse, se impareremo da questi errori, saremo.

Questo articolo è uscito oggi su Il Tirreno nella mia rubrica “A proposito di Lucca”. Il documentario I giorni dopo, andrà in onda mercoledì sera alle 23 su Rai1.

 

 

 

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