Bilanci di fine anno

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Fra meno di quindici giorni, il 2016 sarà finito. Si scioglierà negli anni passati, lasciando dietro di sé solo la traccia di eventi pronti a essere trasformati in ricordi, o in niente. Tracciare il bilancio di un anno, non è cosa semplice: serve distanza, capacità di riflessione, ma anche impulsività e un certo rigore. O, quantomeno, un’idea di canone che porti gli eventi a conquistare la loro dimensione: cosa salvo, cosa butto, cosa riciclo? Un po’ come con i regali, è utile possedere determinazione e inflessibilità. Lasciare andare delle immagini, e salvarne altre per far loro prendere la consistenza indelebile delle cose destinate a restare, è un complicato gioco di rimandi. Servono criteri. Parametri da applicare con rigore, fino al paradosso. Entra in gioco, allora, una parte di noi. Perché le scelte – quelle che vanno a definire chi siamo, e cosa vogliamo che il nostro passato comprenda – si operano spesso in modo illogico, abbracciando senza mezze misure ciò che riteniamo importante.  Dunque, cosa si salva? I libri letti? I film visti? I luoghi scoperti e quelli ritrovati? E, ancora, i vecchi amici o quelli nuovi? I soliti amori, o quelli in divenire? Come si fa a decidere che cosa è giusto graziare, e cosa no?  Ho provato a chiedere a un po’ di amici e di conoscenti. Una straordinaria varietà di possibilità mi si è palesata davanti: tutti abbiamo aspirazioni diverse, e troviamo nelle cose (anche nei dettagli) frammenti di diversità. Tutti troviamo nelle cose, ciò che vorremmo rintracciare. C’è quella che salva il giorno in cui la barista sotto casa le ha domandato il solito? (“perché mi sono sentita accettata”), quella che invece rimuove il primo incontro con il fidanzato (“romanticissimo, ma non avevo i capelli puliti”), e poi le passeggiate sulle mura quando diventa notte (“e c’è quella panchina bellissima, che s’affaccia sull’orto botanico), e le cose che non hanno futuro (“perché sono le più belle, perché accadono e poi non esistono più”). C’è una frase molto intelligente del sociologo William Thomas – una di quelle frasi di cui non si ha la fonte, ma che si trova in tutti i libri di aforismi – che recita “non sarebbe capodanno se non avessi rimpianti”. E’ una di quelle frasi che si scrivevano al liceo sui diari (dubito che gli adolescenti di oggi abbiano ancora dei diari di carta, e che ci scrivano su frasi strappalacrime o epocali come questa), e che da un momento all’altro potrebbero diventare virali su facebook. Chi non ha rimpianti? E, soprattutto, avere dei rimpianti aiuta a dare un’altra strada alla propria vita, un’altra dimensione all’anno in divenire? Se mi guardo indietro in questo lunghissimo anno, non trovo che poche parole e molte immagini. Salvo la parete sopra la mia scrivania che è fatta con le copertine dei libri che più ho amato. Salvo i libri che ho letto, come ogni anno, e quelli che ho avuto il coraggio di non finire (proprio perché ho avuto la forza di non andare avanti). Salvo la scrittura di Marguerite Duras che mi fa compagnia in questi giorni, e che racconta del mondo pur raccontando solo di se stessa: “presto fu tardi nella mia vita. A diciott’anni era già troppo tardi”. Scrive così ne L’Amante, il suo libro più letto, ma non il più bello. Ed è questa sensazione di tardi – un tardi perenne, perché è sempre tardi, in ogni istante, anche quando non lo è mai – che guida forse la selezione dei ricordi, delle ambizioni, delle speranze. E poi: di una città, che cosa si salva? Si salvano le storie, le persone o le vicende? Si salvano le sensazioni, forse, più di tutto il resto. Si salvano le consolazioni, le disperazioni, gli innamoramenti. “Ogni giorno per me è l’inizio di un nuovo anno, e io cerco di propiziarmelo con buoni pensieri che liberano l’animo dalle meschinità”. Nelle Lettere a Lucilio (62/65) così notava Lucio Anneo Seneca. Una perla di saggezza. Per fortuna che non sia così per nessuno di noi. In alternativa sarebbe tutto troppo scontato, troppo zuccherino, anche troppo banale.

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Questo articolo è stato pubblicato oggi in A proposito di Lucca, su Il Tirreno.

 

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