A proposito di Lucca, Donne, Tutto, niente

Libere dalla paura?

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Le donne hanno un sacco di cose da tenere a mente. Sono cose che vengono date per scontate, gestite neanche esistesse un pilota automatico. Sono cose che gli uomini, e le ragazze più giovani, neanche possono immaginare. Eppure le donne ce le hanno sotto la pelle. Perché quando diventi adulta, se non vuoi avere problemi – qualsiasi tipo di problemi – impari in fretta a ingurgitare la paura e il dubbio, e a capire come gestire quelle situazioni che potrebbero metterti a rischio. Impari a capire quello che può essere fatto, da ciò che è rischioso. Riconosci i suoni di notte. Riconosci gli sguardi. Impari il terrore, e l’incognita. Si tratta di un’educazione che costa fatica e sofferenza, ed è una strada di rinunce. Ma diventare adulte è costruirsi il proprio lessico personale.

C’è sempre un momento in cui accade. Ricordo che per me l’iniziazione avvenne in tre tempi. A diciotto anni quando, all’improvviso, una sera mentre attraversavo il laghetto dell’Eur per tornare a casa (un laghetto molto buio, popolato da extracomunitari spesso sbronzi) provai paura; pensai all’improvviso: no, meglio non farlo più. A ventuno quando ho scoperto sulla mia pelle che cosa nasconde il dramma dello stalkeraggio. A ventisette quando, a New York, non ebbi il coraggio di uscire all’alba da sola: fuori brulicava di vita, e tutto sembrava spaventoso.

Se il percorso non è per tutte uguale, diverso è il risultato: identico per ognuna. Quando sei una donna, ci sono alcune cose che dai per scontato. Sai che è bene non tornare a casa troppo tardi, perché non si sa mai. Sai che è bene non uscire da sole con un uomo se non lo si conosce bene perché, ancora una volta, non si sa mai. Sai che ci sono parole che non vanno usate, toni che vanno evitati e un sacco di cose – cose con cui si potrebbero riempire libri e libri, e biblioteche sterminate e un mucchio di hard disk – che è bene tenere sotto controllo: se lui alza la voce, se spacca gli oggetti, se pare minaccioso, se ti vuole isolare dal tuo gruppo di amici, se ti mette in guardia dagli altri, se… Abbiamo la testa piena di allarmi, che suonano ogni istante per ricordarci il lecito dall’illecito, il tollerabile dal preoccupante. Sono gli allarmi che a volte ci salvano la vita. Perché possiamo urlare contro il femminicidio, possiamo distenderci per terra, riempire le strade di slogan e di scarpe rosse, possiamo ricordare in eterno e per sempre quella violenza che devasta il Paese, ma la verità è che siamo sole contro una cultura retrograda, che vive il rifiuto femminile come un affronto.

Ricordiamoci ogni istante, senza mai tornare in dietro, una cosa: la vita in gioco è la nostra. È la nostra vita quella a essere in bilico se non ci ricordiamo le cose che abbiamo imparato. E che a volte ci salvano la vita, come è accaduto il 12 sera a una donna di Pistoia, quando dei fari che conosceva si sono illuminati dietro di lei. Un’auto seguiva la sua. Un’auto che aveva visto centinaia di volte: quella del suo ex. Dell’uomo che aveva lasciato a luglio, e che non riusciva a darsi pace. O, meglio e più correttamente, che non la smetteva di perseguitarla. A dicembre gli era stata notificata un’ammonizione da parte del questore, ma niente era cambiato. Per fortuna i carabinieri, una manciata di sere fa, sono intervenuti in tempo. E hanno fermato il ragazzo in questione, un 28enne di un comune della provincia di Lucca, Capannori. In macchina nascondeva un martello e dello spray urticante. Vengono i brividi a pensare a quello che ci avrebbe potuto fare, solo se. Solo se lei avesse detto: diamogli un’altra possibilità. Solo se il telefono in quel momento non avesse avuto campo. Solo se due sere prima la ragazza, in macchina con un amico, non fosse riuscita a scappare quando lui aveva provato a sfondare il finestrino. Solo se non avesse trovato rifugio alle forze dell’ordine. Solo se i carabinieri, quella sera, mentre i fari di lui si piantavano nello specchietto di lei… Solo se… I destini sono fatti di scelte, e di opportunità. Scegliere di denunciare è salvarsi la vita. Scegliere di accettare che le relazioni finiscono, che l’amore si trasforma, che non si può ottenere sempre quello che si vuole a discapito dell’altro è segno di maturità, di intelligenza, di salvezza.

Questo articolo è stato pubblicato oggi nella mia rubrica su Il Tirreno. 

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