Tutto, niente

Nicola Borrelli, e il Lucca Film Festival

NicolaBorrelliMini.jpg

Nel 1975 Stanley Kubrick gira fra Germania, la Gran Bretagna e l’Irlanda uno dei suoi capolavori. Esattamente vent’anni dopo, un pomeriggio d’autunno, un dodicenne boicotta il videogioco del momento per guardare la videocassetta di un film nel salotto della casa a due piani, a pochi passi dalle Mura, dove vive con i genitori.

Quel dodicenne non lo sa ancora, ma quella pellicola ambientata nel Settecento che è tutta estetica, lunghissimi campi e orizzonti sconfinati, trasformerà la sua visione del mondo. O, quantomeno, influenzerà tutta la sua vita.

Il film in questione si chiama Barry Lyndon, e il dodicenne protagonista di questa storia è Nicola Borrelli, 34 anni, instancabile Presidente del Lucca Film Festival e dell’Europa Cinema. Lo incontro davanti a un the in un bar dalle grandi vetrate che affacciano su Piazza del Giglio; fuori c’è un sole che suggerisce tepori primaverili, e vestiti leggeri. Un sole che suggerisce l’imminente messa in moto di quella macchina che lui dirige, e che è fatta di ospiti di rilievo internazionale – quest’anno sono attesi Oliver Stone, Willem Dafoe, Oliver Assayas e Aki Kaurismaki -, anteprime e mostre. “Partiremo il due aprile” mi spiega Borrelli, capelli scuri tirati all’indietro che nascondono fili d’argento, occhi grandi e scuri, indecifrabili. “E dire – continua – che è iniziato tutto per una scommessa. O quasi”. Si ferma, si sistema la cravatta verde bosco e alza un po’ il sopracciglio sinistro, una mossa che ripeterà più volte nel corso della nostra conversazione. “Abitavo a Bologna, dove studiavo cinema al Dams. Per me, che avevo fatto il Nottolini per assecondare i desideri della mia famiglia e che avevo un futuro da architetto, tutto era nuovo. Finalmente potevo dare sostanza alla mia passione. Quelli sono stati gli anni della vera formazione, perché un conto è essere affascinati, estasiati, innamorati del cinema e un conto è studiarne la storia, approfondire le arti che vanno a comporlo, le varie discipline che lo animano. Ricordo settimane e settimane passate a guardare di tutto. Vivevo in uno stato di isolamento, ma è grazie a quelle immersioni che ho maturato una passione così trasversale. E proprio in quegli anni ho capito che, per me, il cinema è immagini in movimento. Anche per questo con il Festival abbiamo eliminato tutte le etichette, tutte le classificazioni”. Ormai prossimo alla fine degli studi, Borrelli si interroga sul futuro. “Chiacchierando con degli amici di Lucca, fra cui Alessandro de Francesco, che da bambino condivideva con me la smodata passione per il cinema, ci siamo detti che forse avremmo potuto provare qualcosa di folle, che a Lucca mancava”. Quel qualcosa di folle nasce nel 2005 e va a battesimo come Lucca Film Festival.  “Volevo che fosse a Lucca perché qui sono cresciuto, e perché Lucca ha il cinema nel DNA. Una testimonianza sono i due circoli dedicati al grande schermo, seguiti da decine di appassionati. Speravamo di trovare terreno fertile”. E il terreno fertile sorprende Borrelli, complice la situazione felice che la città attraversa. “Eravamo un gruppo di ragazzi appena ventenni e forse questo, forse la nostra ingenua passione, deve aver spinto interlocutori importanti a darci fiducia”. Borrelli trova aiuto da parte delle Istituzioni e un prezioso sostegno da Marcello Bertocchini, già allora Presidente del Circolo del Cinema di Lucca. “Fu una sorta di battesimo, che ha avuto conferma nel 2013 quando Bertocchini, in qualità di Direttore della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, ha voluto scommettere su di noi con un aumento di budget”. Il risultato è duplice: il festival trova maggiori forze per investire in progetti di livello internazionale, e aumentano gli investitori allettati dalla garanzia che il contributo della Fondazione suggerisce. Arrivano anche successi come la vittoria al prestigioso bando Funder35 promosso dalla Fondazione Cariplo, insieme ad altre 17 Fondazioni di rilievo nazionale, e riservato alle migliori imprese culturali giovanili italiane. “In questo modo – aggiunge Borrelli, che nel tempo libero collabora con altri Festival in giro per il mondo, e insegna storia del Cinema in strutture pubbliche e private  – avremo la possibilità di dare stabilità a dei collaboratori del Festival”. Ormai il LFF – che l’anno scorso ha portato in città 60mila turisti – coinvolge stabilmente 10 persone, ma durante i giorni della manifestazione il team supera le cento. Solo la squadra della sezione Effetto Cinema Notte, la cui direzione artistica è affidata a Stefano Giuntini e Cristina Puccinelli, è formata da 37 membri che organizzano in giro per la città 50 eventi.

“Una delle novità di quest’anno – svela Borrelli – è la nascita di una giuria popolare creata in collaborazione con i due circoli del cinema cittadini. Era una richiesta del territorio, il risultato sarà una menzione d’onore. Il mio sogno continua ad essere quello di riuscire a fare con il festival la tripletta, ovvero creare la condizione perché a Lucca si possa creare un film, girarlo e farlo vedere”. Borrelli sorride, si accende una sigaretta. “A volte ripenso a Kubrick. Nel mio immaginario è restato per anni, insieme alla poesia incredibile che il regista e sceneggiatore sovietico Tarkovskij riusciva a mettere nei suoi lavori”. Senza volerlo, siamo tornati a Barry Lyndon, e al suo regista che sempre ripeteva: “Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato”. E, dunque, visto. Magari su un divano da bambini. Magari su uno schermo da ragazzi. Magari in concorso al Lucca Film Festival.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...