Tutto, niente

Il grande libro illustrato delle fobie

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Secondo il filosofo polacco Zygmunt Bauman “Il male e la paura sono gemelli siamesi”. In questo tempo di male assoluto e virulento, la paura si diffonde a macchia d’olio e trova per manifestarsi la strada della violenza e della disperazione, che sovente coincide con l’esasperazione dell’istinto più animale: la paura dell’altro, la paura di quello considerato diverso. Non è dunque un caso che ne “Il grande libro illustrato delle fobie” appena pubblicato da Baldini&Castoldi (pp. 159, €18) manchino proprio le voci xenofobia e omofobia. “Non perdete tempo a cercale, questo libro esce nel futuro” spiegano i due autori Gianluca Bavagnoli – nato a Pavia nel 1980 e direttore creativo di Studio Pym che si occupa di grafica e di comunicazione – e l’illustratore milanese, classe 1974, Andrea Q.

Si tratta di una scelta di sottrazione che ben esprime lo spirito guida di questo abecedario delle fobie che con un taglio immediato si presta a diventare una guida istantanea alle ossessioni. Ogni pagina, costituita da nome della fobia e dalla relativa spiegazione, viene illustrata in modo ironico e affatto banale. Nel testo non è raro imbattersi in fobie che paiono assurde (meno per chi le prova) come la hadefobia (paura delle campane), la koutaliafobia (paura dei cucchiai), la papirofobia (paura della carta) e la philemafobia (paura di baciare).

Ne esce fuori un divertissement contemporaneo che ha come unico fine quello di far divertire per mezzo delle intuizioni grafiche, e non ha la minima ambizione di guidare i lettori nella storia delle fobie o negli strumenti adatti ad annullarle. Se vi aspettate dunque un trattato di psicologia, lasciate perdere (la copertina parla da sé). Qualora invece vogliate trascorrere qualche quarto d’ora ridendo delle vostre fobie o cinicamente mettendo alla berlina le piccole, drammatiche e a volte invalidanti, angosce altrui, questo è il testo che fa per voi. In fondo, come diceva lo psichiatra Carl Gustav Jung: “Conoscere le nostre paure è il miglior metodo per occuparsi di quelle degli altri”. E già cominciare a darle loro un nome può essere un buon inizio.

 

dims

Questa recensione è uscita oggi su “Il Tirreno” nella mia rubrica settimanale “Testi Tosti”. 

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