Tutto, niente

Uomini e Caporali

Sul Piccoli di Trieste mi hanno chiesto di consigliare un libro. Non ci ho pensato un istante. Mi è subito venuto in mente “Uomini e Caporali” di Alessandro Leogrande, uscito una manciata di anni fa e ripubblicato l’anno scorso da Feltrinelli.

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Era il 1955. Totò e Paolo Stoppa stavano sul grande schermo in bianco e nero in due ruoli opposti, e complementari. Totò era l’uomo. Stoppa il caporale. Il film, diretto da Camillo Mastrocinque, venne censurato ampiamente, ma la satira si salvò per suggerire cult che sopravvivono ancora oggi. “Si stava meglio, quando si stava peggio”. E: “l’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali”.

Anche a distanza di sessantadue anni è impossibile non pensare alla faccia di Totò rileggendo il titolo del saggio, Uomini e Caporali, di Alessandro Leogrande. Alessandro è prematuramente scomparso all’età di quarant’anni domenica scorsa, a Roma, e ha dedicato tutte le sue parole a indagare il mondo dei deboli, degli sfortunati, dei migranti, degli operai dell’Ilva e dei dimenticati. Ha scritto di Sud con la veemenza innamorata di un Giuseppe Di Vittorio degli anni Duemila, mantenendo sempre una certa distanza però dall’odio, dal disprezzo, dall’arroganza d’avvoltoi tipica dei nostri tempi.

In “Uomini e Caporali” Leogrande guida il lettore in quel luogo dimenticato, eppure centrale per l’agricoltura italiana, che va a battesimo come Capitanata. Racconta la stagione del pomodoro, e di come il corpo dei lavoratori si disintegri per quell’oro rosso che andrà a condire la nostra pasta. Il suo sguardo indaga le baracche dei lavoratori, le botte, le umiliazioni, le rivolte e la disperazione. Il suo sguardo indaga il silenzio che crolla su tutto, su tutti noi, e che si allarga in quella zona grigia che sta inghiottendo il l’intero Paese. Intanto, come un interrogativo che dovremmo farci ogni giorno, risuonano le parole di Totò: “Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!”. Guardiamoci allo specchio: chi stiamo diventando?

 

Uomini e Caporali, Alessandro Leogrande, (Feltrinelli, pp. 252)

 

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