Tutto, niente

La ragazza dal cuore alato

 

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Stanno a bordo strada, fra gli ulivi e i muretti a secco; su strade di cemento nelle perife- rie. Pantaloni attillati, a volte gonne inguinali. Tacchi alti. Capelli biondi, treccine, par- rucche. Un prezzario che da Bari a Lecce conosce minime variazioni; venti euro è la cifra che garantisce la prestazione. Non ci sono numeri esatti, per- ché una reale conta delle pro- stitute non si può fare: troppi corpi e pochi nomi, troppe e rapide evoluzioni. Solo le provenienze geogra che delle schiave del sesso che operano in Puglia rimane uguale, un rosario che si declina dalla Romania no alla Nigeria. E poi, a volte, spunta qualche italiana. Come la ragazza dal cuore alato.

Lei è Maria Scopece, foggiana, 23 anni. Maria Scopece trova- ta ammazzata l’11 settembre 2007 in un tratturo vicino la Madonna dello Sterpeto di Barletta. Tra la statale 16 bis e la zona industriale. Lei che “voleva uscire dal giro” e, come scrisse il gip del tribunale di Trani France- sco Zecchillo, venne ripaga- ta “nello stile di un vecchio rituale ma oso”: proiettili e amme. Annientare per in- segnare.

L’unica fotogra a che le re- stituisce la memoria la ritrae sorridente, i capelli scuri, una molletta azzurra; le sopracci- glia sottili, lo sguardo cerchia- to di nero. Non dice niente della sua infanzia, della sua storia. E della sua vita forse rivela solo quel cuore alato, tatuato sopra il fondoschie- na, che ha fatto riconoscere il corpo: che ha tradotto il nome della donna straziata,

uccisa da otto colpi di pistola e dunque bruciata.
Marisa era nata a Foggia. Un’esistenza battezzata dalla sfortuna. A cinque anni vie- ne allontanata dalla famiglia perché la madre finisce in prigione, i genitori adottivi di Spinazzola non la capiscono, viene separata anche da loro, cresce in una comunità per minori a Gravina. Da adole- scente l’incontro che devia la vita: le famigerate amicizie sbagliate. A 22 anni il servizio civile all’opera Santi Medici di Bitonto, ma le sere Marisa le trascorre tutte nei locali e poi nei night, dunque negli alberghi e negli appartamenti: comincia a prostituirsi, e a girovagare per la Puglia. Si vende anche in un hotel casinò in Montenegro. Scappa da un protettore violento. Fugge da un maniaco sessuale. Va ad Altamura, poi a Giovinazzo, a Bitonto e Gravina. Un dentista, si dice, è innamorato di lei. Ma lei vive solo di sistemazioni provvisorie. Una casa Marisa, n da quando è bambina, non lo sa cosa sia. E non sa cosa sia l’amore, se non quello malato di un danzato che – raccon- tano le cronache dell’epoca – “non le dava tregua”. Poco prima di essere ammazzata, aveva denunciato un uomo di Bari vecchia: la seguiva, la minacciava, la picchiava. Ce n’era abbastanza per un intervento della magistratura, ma il sostituto procuratore che valutò il suo caso non agì. O, almeno, non agì abbastanza in fretta.

“Marisa aveva molte vite e ne cercava una ideale”. Spiegò ai cronisti il dirigente della squadra mobile di Bari, Luigi

Liguori. Ecco così sintetizzata la storia di una donna che, inconsapevolmente, lega il suo destino a Trinitapoli. A Raimondo Carbone e a Giu- seppe Gallone, cui Marisa – si dice – fosse andata a richiede- re i suoi risparmi per rifarsi una vita. Quasi 20mila euro. I legami con i due non sono chiari, avviluppati nel mi- stero e nella menzogna. La Procura di Trani li accusa di omicidio insieme a Emanue- le Modesto. Fra i testimoni c’è anche Patrizia d’Addario che racconta di come l’amica vivesse nell’angoscia: “Ripe- teva sempre: Mi fanno fuori, lo sento”. Il processo è una lunga sequenza di colpi di scena (Gallone dice di non conoscere la vittima, poi una foto sexy di lei viene ritrovata sul suo cellulare, e così via). Le prove paiono inchiodarli. Una su tutte la pistola. Nel 2011 i tre sono condannati in primo grado a trent’anni dalla Corte d’Assise di Trani. In appello, nel 2012, vengono assolti con la formula piena. Nel 2014 la Corte di Cassa- zione dichiara inammissibile il ricorso della Procura Ge- nerale di Bari. Tutti assol- ti, di nuovo, e questa volta definitivamente. La storia di Marisa viene seppellita. Cenere nei campi di Puglia. Restano solo le fotografie. Meglio, una fotografia. Scat- tata un mese esatto prima del suo omicidio. I capelli scuri. Una molletta azzur- ra. Le sopracciglia sottili. Lo sguardo cerchiato di nero. Un corpo bruciato. Nessuna memoria, nessun colpevole, per la ragazza dal cuore alato.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Narcomafie in edicola. Grazie a Piero Ferrante.

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