Tutto, niente

La bellissima storia d’amore di M. e S.

Questa è la storia di un amore, e di una proposta. Ma è anche la storia di una città, la nostra, perché come dice una delle protagoniste di questo racconto: “Ci sono tante forme di amare quanti sono i messaggi che la città ha per ognuno di noi”. La proposta di cui stiamo parlando è una richiesta di matrimonio comparsa a caratteri cubitali domenica scorsa sulle Mura. Nell’oscurità della notte, una domanda ha attirato l’attenzione dei passanti: “Me quieres casar?”. Subito la fotografia della dichiarazione è rimbalzata su WhatsApp, e poi è diventata un interrogativo su Facebook, spopolando su profili privati e gruppi affollati da lucchesi. In centinaia ci siamo domandati chi fosse l’artefice della tanto elaborata richiesta di matrimonio, e per quale motivo fosse stata firmata in spagnolo. Si è fantasticato moltissimo: sono due turisti che si sono innamorati a Lucca e lui ha deciso di dichiararsi nel mondo più romantico possibile, sono due lucchesi che amano lo spagnolo, sono… Molte supposizioni si sono rincorse, alimentando ancora di più la curiosità e l’immaginazione. La verità, che mi si è palesata davanti per una strana e bellissima coincidenza, è che questa è la storia di due trentenni: M. e S., lucchese la prima, messicana la seconda. La loro è la storia di un amore che nasce e si sviluppa fra un volo intercontinentale e una passeggiata sulle Mura, fra una torta di riso e una tortilla innaffiata di metzcal. La precarietà dello stare insieme trova una sosta quando S. decide di seguire M. a Lucca, obbligata a rientrare per questioni di lavoro. Giorno dopo giorno in M. nasce un’idea: “Camminando per le strade della città – mi spiega – ho immaginato che la quotidianità potesse parlarci. Sono una di quelle persone che si perde per i vicoli scattando foto agli sportelli del gas decorati, che guarda il dettaglio della street art, e che si sente felice davanti a una delle tante meraviglie architettoniche scoperte all’improvviso. Quando ho iniziato a pensare di dichiararmi a S., ho cominciato a domandarmi come fare a dirle qualcosa di così importante. Le parole spesso non bastano e allora se tu non sei abbastanza… perché non lasciare che a dirlo sia la città stessa? Credo che ogni giorno Lucca comunichi con noi. Lei è sempre la stessa, ma ognuno, in una sorta di microsistema, ha la sua chiave di lettura, il proprio messaggio”. Nasce così in M. l’idea di una caccia al tesoro, con tanto di mappa. “La scritta – mi racconta – era il punto di arrivo di un percorso che si sviluppava nella parte nord-est della città. Avevo creato sette postazioni, e in ognuna avevo sistemato sugli sportelli un po’ mal messi delle utenze cittadine un murales di carta. Il principio era quello di ripercorrere la nostra storia personale passeggiando per le vie del centro. In fondo, tutti siamo abituati a camminare per i centri cittadini, spesso guide alla mano, per scoprire le bellezze locali, ma cosa può esserci di più bello del ritrovare il proprio percorso di vita personale?”. Ogni murales racconta così una tappa fondamentale della conoscenza tra M. e S., in una sorta di percorso sentimentale per simboli. Una guida affettiva alle emozioni che una strada, una piazza, un arco involontariamente fermano per sempre nella memoria. “La nostra storia – continua M. – ha attraversato mezzo mondo e due Paesi diversi. È una storia di unione, scoperta e conoscenza di culture differenti”. È una storia fatta di coincidenze perché, in vista del trasferimento a Città del Messico per motivi di studio, M. decise di affidarsi a una chat georeferita per conoscere qualcuno del posto, chiedere informazioni e avere suggerimenti su “come sopravvivere a una megalopoli. Ho conosciuto S. così, per caso. Abbiamo parlato per sei mesi da perfette sconosciute. Di lei non avevo mai visto nemmeno il volto, eppure mi sembrava di sapere tutto. Quando sono arrivata in Messico mi ha ospitata e dal quel momento non ci siamo più separate. Anzi, abbiamo deciso di proseguire il viaggio assieme e così siamo anche approdate a Lucca, la mia città natale”. E a Lucca questa storia d’amore si è snodata attraverso via del Fosso, dunque vicolo del Capraio, via Canuelia e poi il vicolo della Felicità, via S.Nicolao e infine via S. Chiara. “I temi trattati nei murales sono diversi: sistemi di comunicazione, viaggi, integrazione culturale, fattorie messicane. C’è poi la Sardegna, dove abbiamo vissuto per un periodo, e la famiglia, fatta dalla nostra casa e dai nostri gatti. I murales – continua M. – sono stati fatti con della semplice carta di giornale, su cui è stata disegnata e colorata un’immagine. La scritta sulle mura invece è stata realizzata sfruttando il sistema di illuminazione urbana. Da piccola avevo una passione sfrenata per le ombre cinesi. Prima di andare a dormire leggevo dei racconti che poi puntualmente mi immaginavo animati e proiettati come ombre sui muri in penombra della mia camera. Vedere anno dopo anno le varie parti delle mura di Lucca prendere forma nella notte mi ha sempre fatto pensare a loro come a un nuovo strumento di comunicazione”. E, dunque, quale migliore tela per una richiesta di matrimonio? “Quando S. è arrivata non c’era più né il freddo, né la scritta, né la città. C’eravamo solo noi, e un bellissimo sì”. Un bellissimo sì comparso il giorno dopo sempre nello stesso spazio sulle mura (“lo abbiamo fatto per senso civico: quando stavamo levando le lettere ci siamo dette che la risposta doveva rimanere!”). Un bellissimo sì che sarà festeggiato presto, prestissimo: “speriamo a giugno, nel preludio dell’estate”.

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