Tutto, niente

L’infanzia dei dittatori

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Cosa succede quando un “fallito sociale” conquista il potere grazie a delle circostanze storiche eccezionali? Che cosa accade quando un uomo arrivato all’età adulta pieno di frustrazioni e di tare psicologiche per delle situazioni improvvise e incalcolabili raggiunge l’onnipotenza? A rispondere prova “L’infanzia dei dittatori” della ricercatrice francese Véronique Chalmet, recentemente pubblicato da Baldini+Castoldi (pp. 171, € 17). Si tratta di un percorso a ostacoli (letterali e letterari) che indagano le infanzie e le adolescenze dei più grandi despoti di tutti i tempi. Hitler, Stalin, Mao, ma anche Mussolini, Saddam Hussein e Gheddafi sono alcuni dei protagonisti di questa carrellata di ritratti, in totale dieci, stilati con una prosa semplice e comprensibile, il cui unico difetto è forse riscontrabile nell’ironico autocompiacimento. Più che un saggio, Chalmet firma piccoli ma interessanti racconti dallo spunto biografico. Fra questi va segnalata l’infanzia del dittatore cambogiano Pol Pot, cresciuto in una famiglia felice nella quale “esternare le proprie emozioni era un’intollerabile mancanza di pudore” e poco incline agli studi (venne bocciato per ben tre volte). “Nessuno sapeva mai cosa pensasse. Nessuno riusciva a indovinare che cosa volesse” ricorda il fratello minore Neap. Altrettanto inquietante l’infanzia di Stalin, tutta all’insegna della violenza: quella del padre, calzolaio e alcolista, e della madre, presentata come una donna di facili costumi (“quando capisce poi che la madre lo fa per mantenerlo, alla disapprovazione si aggiungono senso di colpa e mortificazione”). Ma Stalin è un bambino geniale, “impetuoso nella rabbia, esuberante nella gioia, capace di conciliare gli opposti con una facilità sconcertante”. Un bambino la cui storia è legata a una mancata presa: “viene investito da un calesse a cui ha cercato di attaccarsi per scommessa, la ruota posteriore del veicolo gli ha schiacciato il braccio, tenendolo lontano dal fronte e dall’eventualità di una morte precoce”. Da notare anche la turbolenta infanzia di Hitler, e quella non meno trascurabile di Mussolini. La lettura del volume in questi tempi di dibattiti e di elezioni è consigliata tanto per comprendere appieno come la banalità del male si traduca nel quotidiano, quanto le armi di manipolazione utilizzate in modo equivalente da leader di destra e di sinistra per alterare la percezione del popolo, e dominarlo con l’inganno. Fin dall’infanzia.

Questa rubrica è uscita oggi su Testi Tosti, sul Tirreno.

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