Tutto, niente

L’8 Marzo. Lotto Marzo

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Se non siete mai state molestate, o siete fortunate o state mentendo. Per Istat sono nove milioni le italiane che hanno subito molestie, ricatti o abusi di potere a sfondo sessuale. Più di 3mila solo negli ultimi tre anni. Un milione e mezzo di nostre concittadine ha poi ammesso di esserne stata vittima sul posto di lavoro.

Personalmente mi è capitato più volte. Perché la molestia e l’abuso – ce lo dobbiamo mettere in testa – non hanno niente a che vedere con l’aspetto fisico. Con l’essere attraenti. Hanno invece molto a che fare con l’esercizio del potere e con il patriarcato. Sono strumenti per mettere le donne “al loro posto”. Dove? In quell’universo fintamente delicato e ancestrale che ha la forma di una casa, il tempo scandito dalle faccende domestiche e dall’assenso. Tutto intorno c’è odore di mimosa.

Da queste dinamiche – vere e proprie realtà parallele così difficilmente abbandonate da tanti uomini – sono lontane anni luce l’indipendenza economica, l’autodeterminazione, la capacità di reagire che passa attraverso la sicurezza personale.

Se vi state chiedendo come mi sono comportata in quelle disgustose situazioni è molto semplice: mi sono rifiutata, anche se codardamente non ho denunciato (paura di non essere creduta, terrore di trovarmi invischiata in una storia più grande di me). Ho detto NO e rinunciato a occasioni di lavoro e possibilità, sentendomi dare dell’acida (questo me lo ripetono dai tempi delle medie, dunque non è stata una grande sofferenza) e venendo etichettata come una femminista arrogante (questa cosa me la dicono invece dai tempi del liceo, ma temo non abbia sortito nessun effetto sul mio altalenante ego). Eppure non tutte la vivono nello stesso modo, e reagiscono con uguale istinto. Ce lo hanno confessato Asia Argento e le migliaia di donne che si sono messe a nudo svelando #quellavoltache: quando la violenza, il potere maschile e l’abuso hanno preso il sopravvento. Ne è nato anche un libro, in uscita oggi, e pubblicato da Manifesto Libri.

Ma la violenza è anche quella sul web, declinata attraverso commenti e proposte oscene. Ed è violenza devastante e spesso taciuta quella domestica: dentro le mura di casa, nel luogo che dovrebbe rappresentare sicurezza e riparo dal mondo, si costruisce la sua tana la paura più profonda. Quella che vede come aguzzino il proprio uomo, il proprio marito, il proprio compagno. Quella che viene declinata come “amore malato”. Ma questo è sbagliato. Perché l’amore (parlo, di nuovo, per esperienza personale) non è fatto di coltellate sulla porta, messaggi minatori e ricatti morali. Perché l’amore deve essere una cosa dolce, lo sguardo di affetto e di bontà, la certezza di non essere soli. Perché l’amore è complicità, rispetto, ammettere: “siamo diversi in tante cose, ma abbiamo uguali diritti e medesimi doveri”.

E allora oggi, non regaliamo mimose. Riflettiamo su quante volte ci siamo sentite sconfitte, meno considerate, abusate, offese perché donne. Riflettiamo insieme su quante volte abbiamo trattato una collega, un’amica, una sorella e una madre in modo diverso in quanto donna. Oggi non regaliamo mimose. Pensiamo alle donne vittime di femminicidio e alla solitudine di quelle nove milioni di italiane che portano il lutto dell’abuso in silenzio. Facciamo una donazione al centro antiviolenza più vicino a casa nostra. Mobilitiamoci per far si che venga annullato un tempo massimo per denunciare la violenza sessuale (oggi sono sei mesi). Ascoltiamo chi ha sofferto. Smettiamola di giudicare. Drizziamo le orecchie quando la nostra migliore amica ha un livido sul polso. Facciamo suonare un campanello d’allarme quando il nostro fidanzato ci dice che no, in quel modo siamo troppo appariscenti o che è meglio non uscire da soli con un amico. Contestiamo gli stereotipi: le più distruttive prigioni che avvolgono tutti noi, e ci obbligano a essere non come vorremmo, ma come la società e il consenso comune ci obbliga ad essere. Cerchiamo di abbattere gli stereotipi e proviamo a costruire una società inclusiva e paritaria. Ogni giorno. Per tutto l’anno. Partendo da noi.

Oggi, su Il Tirreno.

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